Autore:
A.Michele Angioni
 

L'ARBOREINO:  Mussolinia-Arborea
BONIFICA DELLA PIANA DI TERRALBA

   

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720 pagine
sulla
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della
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ARBOREA

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TANCA DEL MARCHESE


(Antonio Michele Angioni)

Il toponimo "Tanca del Marchese" (alias tanca marchese - cascina del marchese - cascina pompongias - tanca de su marchesu - domu de su marchesu) identifica la località rurale, nell' antico Salto di Pompongias, intorno alla  cascina costruita dai Marchesi di Villahermosa.  Azienda di Terralba all'inizio della Bonifica del Terralbese (1918-19) e sede amministrariva della Società Bonifiche Sarde ( poi Centro Agricolo  con gli altri "centri colonici" del 1924-26: Linnas - Pompongias - Torrevecchia -  S'Ungroni - Alabirdis in cui sorgerà il "Villaggio Mussolini" il 29/10/1928,  poi Comune di Mussolinia 29/12/1930, poi Arborea 17/02/1944), è situata a 2 km a W di Marrubiu - 4 km circa a SE di Arborea - 4 km. circa a nordovest di Terralba, di cui è frazione.
Eleonora, Giudic(h)essa d'Arborea, muore in Oristano durante un'epidemia di peste. E' il 23 maggio 1403.  - (<<(...) moriva lacrimata da tutti i sardi l'eroina d'Arborea, Leonora, e parve con lei cadere la gloria di questo Regno Sardo>>, si apprende dal  "Dizionario Geografico Storico Statistico Commerciale degli Stati di Sua Maestà il Re di Sardegna",curato dallo storico abate Goffredo Casalis, 28 volumi e 31 tomi dal 1833 al 1856 a Torino: Maspero libraio e Cassone, Marzorati e Vercellotti tipografi..Morto anche Mariano V nel 1407 Leonardo Cubello, nipote di Nicola di Bas-Serra terzogenito di Ugone II d'Arborea, diviene Giudice-di-fatto (a fianco di Guglielmo III di Narbona, erede del Giudicato, incoronato il 13 gennaio 1909 "Re d'Arborea"), assumendo anche il titolo di Conte del Goceano e Visconte di Bas. Sceso a patti col nemico iberico e in assenza di Guglielmo di Narbona Leonardo Cubello firma (24 marzo 1410) il "Documento di Capitolazione" (Istromento 27 marzo 1410) che toglie il titolo di Regno Giudicale all'Arborea. Tutto il Giudicato viene diviso in Feudi. Il più grande di questi, la parte centrale che diventerà Marchesato di Oristano, il Marchese Leonardo Cubello capostipite, comprenderà la capitale Oristano e i tre campidani di Cabras-Milis-Simaxis. Guglielmo III di Narbona, tradito dal Cubello, deve trattare (25 maggio 1914) con il Re d'Aragona Ferdinando I (che muore il 2 aprile 1416 senza concludere l'affare) e con suo figlio Alfonso V il Magnanimo e, il 17 agosto 1420 cede il Regno Giudicale d'Arborea per centomila fiorini d'oro (richiesta di 153mila ).Decretandone la fine ingloriosa dopo 500anni d'esistenza.
1478: cade sconfitto nella battaglia di Macomer l'ultimo discendente, Marchese Leonardo d'Alagon e, Re Giovanni II, figlio di Ferdinando, incamera in modo perpetuo alla Corona il Marchesato. 1503 - 08 dicembre,  Papa Giulio II,  in questa data, unisce alla Diocesi di Ales quella di Terralba e alla Archidiocesi di Oristano la Diocesi di Santa Giusta, senza peraltro variarne i confini.
1580 - lo storico (Erodoto sardo) Giovanni Francesco FARA (poi Vescovo di Bosa), nella sua "In Chorographiam Sardiniae"-" De Rebus Sardois"-  relativamente all'Archidiocesi di Oristano, scrive :<Ager pinguissimus et frugifer est, at passim paludosus1 est et frequens stagni. Ex quibus ad meridiem est stagnum S. Justae, paludis majoris, paludis fici at saxi. > (Territorio fertilissimo e fruttifero, ma da ogni parte paludoso e popolato di stagni. Dei quali, a sud dello stagno di Santa Giusta: la palude più grande (pauli maiore), la palude del fico (pauli figu) e del Sasso ( stagno di Sassu e S'ena Arrubia collegati.  La "possessione"  di detto territorio e degli stagni è quindi di Oristano (sec. XVI). Questo territorio si trova in mezzo a regioni formanti i tre campidani di Oristano, che costituiscono il celebre e unico feudo conosciuto col nome di "Marchesato di Oristano" , dai confini della diocesi di Bosa fino a quelli della diocesi di Ales (cfr. mappa unita alla relazione che Mons. Nicolò Maurizio Fontana, Arcivescovo di Oristano, nel 1745, presenta alla S. Congregazione del Concilio per la sua visita "ad limina"). Terralba è un ammasso di rovine, distrutta e deserta fino a circa il 1640 quando comincia a ripopolarsi sotto la Baronia di Uras,  che comprende anche Arcidano.
1718 - 2 agosto: "Trattato di Londra", il Marchesato di Oristano è appannaggio della Casa Savoia (Re Vittorio Amedeo II) che, nel prenderne possesso lo intitola "Marchesi di Oristano e Conti del Goceano" (cfr. opera Melis, "Storia Politica, Religiosa, Civile di Arborea" pp. 178-211), comprendente i campidani di Milis, Simaxis e Campidano Maggiore. Quest'ultimo è costituito dei territori e paesi di Cabras, Riola,  Solarussa,  Massama,  Siamaggiore,  Zerfaliu,  Nuracabra (poi distrutto), Baratili, Donigala (Fenughed(u)a),  Zeddiani,  Zur(r)adili e Marrubiu (cfr. opera Casalis, volume XII pp. 292, 415-15, 437-38). A ZUR(R)ADILI e MARRUBIU (ib. p. 431) appartengono i vasti territori di S'Ungroni e Pompongias ( in cui vi sono Alabirdis, Torrevecchia, Linnas, Cascina e Tanca del Marchese).
1736, 19 ottobre: Carlo Emanuele III, Re di Sardegna dal 173O, infeuda le terre spopolate di Isca Major, Pompongias, Fossa(d)us, Fenugheda e Nuracabra ( o Nuracraba), del Campidano Maggiore di Oristano. Quindi fino al Salto di Fossa(d)us,  ai confini con Neapolis-stagni S.Maria e S.Giovanni, Il Marchesato vuole popolare il territorio per coltivarlo e renderlo produttivo.Il Re concede quei territori a Don Saturnino Ignazio Cani, come ricompensa per i servigi prestati allo Stato  in qualità di Avvocato fiscale-patrimoniale:<<con la giurisdizione civile e criminale, mero e misto imperio e col titolo comitale (di Conte) per sè e i suoi discendenti dell'uno e dell'altro, ecc...>>.
1741: muore il Marchese Don Saturnino senza lasciare discendenti nè testamento e il Feudo ritorna in possesso dello Stato, continuando a denominarsi "Marchesato di  Oristano;
1745, (continua il Casalis) il Conte De Viry,Intendente Generale del Regno, trasferisce quelle terre feudali a Don Bernardino Antonio GENOVES, Marchese della Guardia e DUCA di SAN PIETRO e CARLOFORTE, a titolo di vendita e di infeudazione, con facoltà di alienarlo fra vivi a maschi estranei alla sua famiglia - previo assenso della  Corona - sotto la denominazione di "Marchesato di Villahermosa e Santa Croce" - e per stabilirvi almeno 50 famiglie rurali nel giro di 4 anni.
1767 - 27 agosto: Regio Diploma con cui vengono infeudati  al Marchese d'Arcais la Tonnara di Flumentorgiu, Salto di S'Ungroni, Segato Simaxis, Peschiera su Fundali.
18O4 - 20 marzo : il Duca di San Pietro, Alberto di Villahermosa,  con atto pubblico in questa data - sanzionato il 29 giugno seguente  con Regio Diploma, dona a Don Stefano MANCA (suo parente) il SALTO DI POMPONGIAS insieme con Fenugheda, Fossaus, Nuracabra, a titolo di Feudo  (comprese le Saline Regie di Pauli Pirastu).  Don Stefano, Marchese di Villahermosa, si prodiga subito per migliorare i redditi del Feudo ( e  deve anche litigare  con il Marchesato di Neoneli e con altri individui di Oristano e dei Villaggi limitrofi, che non vogliono pagare il pascolo del loro bestiame nè altri dritti feudali. C'è però anche l'accordo di Don Stefano che cede la peschiera di Fossaus a Don Ripol, in cambio di quella di Rio Maggiore.
1833->1856: Pubblicazione "Dizionario Geografico Storico Statistico Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna", con i tipi di Marzorati e Maspero di Torino, dello storico Goffredo CASALIS che, nel Vol. X  stampato nel 1842 - alle pp. 196-8, dice di Marrubiu:<<Villaggio della Sardegna .....a non più di un miglio dalle sponde del grande Stagno di Sassu (....). Tra le altre regioni granifere sono più "riputate" quelle che dicono POMPONGIAS e ha propria la casa VILLAHERMOSA e l'altra detta S'Ungroni posseduta dalla casa Arcais (....).
1835 - 29 Dicembre e 05 Gennaio 1836: Abolizione del Feudalesimo, Editti di Carlo Alberto   per la consegna alla Corona dei Feudi, Giurisdizioni e Diritti Feudali  del Regno Sardo.
1839 - 27 dicembre, Atto Pubblico: il Marchese di Villahermosa chiede e ottiene la concessione di una porzione di Pompongias, la casa nella Tanca del Marchese, la vigna con 160 ceppi in zona Baracca de is sinnas, la zona Alabirdis con 800 starelli, un chiuso di 3000 starelli detto Sa Guardia;  Funtana Canna - altro chiuso di 2100 starelli;  un pioppeto di 100 starelli detto Tintinnu, terreni infruttiferi - nei pressi di Corru s'Ittiri (peschiera e salina pAULI Pirastu) - utilizzati solo per pioppi, pini domestici, salici e acacie. Anche dopo l'abolizione del Feudalesimo, quindi, restano quelle proprietà del Marchese di Villahermosa, dice il Casalis (op.cit. Vol.XVIII pp.374-75). Il resto viene riscattato ai  Manca per 96.710 lire.
1840- 19 ottobre:  Atto Pubblico presso l'Intendenza di Finanza di Oristano, autenticato Atzori Segretario, con cui il Sindaco e il Consiglio Comunitativo di Terralba ottengono in fitto dal Demanio, come migliori offerenti, i terreni  del Salto di Pompongias (per un  anno e per 1240 scudi), eccettuati espressamente i beni ottenuti in data 27 dicembre 1839 dai MANCA,  Marchesi di Villahermosa, Cascina in Tanca del Marchese a sud dello stagno Sassu.
1842
- 29 ottobre: la Viceregia Commissione Feudale dà parere favorevole alla richiesta del Comune di Terralba  di avere in proprietà  i terreni del Salto di Pompongias,  a causa della scarsità dei terreni in dotazione e l' assoluto bisogno di terre per la sua Comunità. Il Regio Rappresentante approva e lo partecipa , con diploma 10 dicembre 1842, al Sindaco e al Consiglio Comunitativo di Terralba, che nel frattempo continua a sfruttare i terreni avuti in affitto per un anno  (contratto Ottobre 1840) .  Il 1° Aprile 1843 viene effettuata una prima delimitazione in suo favore dei salti di S'Ungroni e Pompongias , concessi poi in dotazione nel 1845.
1850 - 19 giugno, Marrubiu: il Vicario Parrocchiale Don Fancesco Sanna fa fede d'aver assistito....al matrimonio che " per verba dei presenti" contrassero le persone di Nicolò Raffaele Fresia di Borgomasco  d'Oneglia da dove presentò lo "Stato Libero" con Francesca Barberis nata in Cagliari e vissuta in Sardara, stato libero anch'ella, figlia di  Luigi e Antonia Zedda - dimoranti  nella Tenuta di Villahermosa in Pompongias.  Il Vicario li unisce in matrimonio, testi presenti: maestro Salvatore Angelo Dessì e il Sacrista pastore Dessì. (libro dei matrimoni, Arch. Parrocch. Marrubiu, pag.60). (...).
1851
, 06 febbraio, Marrubiu:  Don Francesco Sanna battezza il bimbo Luigi-Eugenio-Salvatore-Bernardo, nato il 03 marzo 1851 da Nicolò  Fresia di Oneglia e da Francesca Barberis. Padrini: Salvatore Barberis e Antonia Zedda viventi nella Tenuta del Marchese di Villahermosa. (id. pag. 61).
1853
- 03 gennaio, Marrubiu: Don Francesco Sanna seppellisce Michele Granaglia da Bra del Piemonte, lavorante giornaliero alla tenuta di Don Angelo MANCA di Villahermosa in Pompongias (Libro Defunti p.61);
1853-54-  PRIMO CATASTO IN SARDEGNA  (Leggi riscatto feudale). Terralba fa accatastare a sè non solo Pompongias, ma anche S'Ungroni - lo stagno di Sassu - la Cascina del Marchese di Villahermosa in "sa tanca de su Marchesu", valendosi delle sue richieste del 1842 (e a spese di Marrubiu che non oppone reclamo, nè il  Clero - nè il  popolo).
Terralba diviene proprietaria, anche per la vendita che il d'Arcais e il Marchese di Villahermosa, Don Angelo Manca (a Francesco Murgia Usai) , hanno fatto dei loro beni.
1861- 31
agosto: questa è la data della pubblicazione della sentenza del Tribunale di Cagliari (Corte d'Appello) che vede contrapposti il Demanio e il Comune di Terralba. Il primo pretende  gli affitti dal 1844 sul contratto stipulato nel 1840, il secondo si appella - ma viene condannato alla "dimessione"  del Salto di Pompongias con i frutti e coi fitti accertandi e liquidandi e interessi di essi e a pagare  le spese di entrambi i giudizi".
Quanto sopra è tratto dal "Libro Storico" dell'Archivio Parrocchiale  di Marrubiu  e, per concludere questo breve excursus sulle origini del  TOPONIMO "Tanca del Marchese"- legato alle vicissitudini del Marchesato di Oristano  e all'ultimo dei Marchesi di Villahermosa, proprietari del Salto di Pompongias ( in cui è compresa la cascina  e la Tanca),  vanno citate queste due deliberazioni del Consiglio Comunale di Terralba:
1897- 23 gennaio:- Del. n° 06 - che pone all' OdG una ingiunzione  del Demanio:  pagamento da parte del Comune  di più di 40 mila lire  per arretrati di fitto del Salto di Pompongias.
L'Ing. A. Passeroni di Oristano viene incaricato dell'identificazione  e della delimitazione del territorio interessato, avuto in dotazione fin dal 1845.
Sono presenti Felice PORCELLA  (Sindaco da due anni), Cotza, Zucca, ecc.
1897
- 9 novembre: - Del. n° 108  "Debito verso il Demanio dello Stato, Concessione Salto Pompongias (Pauli Pirastu) fatta dal Sovrano  dal (lontano) 1844-45".
Viene esposto che  <<alla formazione del catasto in Sardegna, 1853, per errore o per malafede il Demanio (certamente per sua colpa gravissima) si fece intitolare, a suo nome, il Salto Pompongias che invece era posseduto a titolo  di dotazione Sovrana dal Comune di Terralba. Nè il Comune potè mai correggere un tale errore perchè  l'Intendenza non si curò mai di rilasciare - come ne aveva obbligo per legge - il regolare titolo ricognitivo dell'avvenuta concessione>>.
Il Demanio non si cura di correggere l'errore pur avendo perso una causa  col Comune fin dal 1892  e pretende ancora 43.585,97 lire.  Il Consiglio decide di non intraprendere una lunga  e dispendiosa causa per via delle casse esauste del Comune e delibera di ricorrere al Prefetto  della Provincia, per indurre il Demanio a addivenire a una equa transazione del debito d'imposta.
Non è stato possibile scoprire, nell'Archivio Comunale di Terralba,  l'esito della controversia, ma TERRALBA, con l'inizio della bonifica,  può trattare " da proprietaria" con la Società Bonifiche Sarde di tutto il territorio di Pompongias, inclusa TANCA DEL MARCHESE e la sua cascina unica costruzione in mattoni rossi (con volte a botte) e ladiri di tutto il comprensorio..
1919, 10 novembre - Municipio di Terralba: è approvato, da parte della " Commissione Centrale per le sistemazioni idrauliche e forestali e per le bonifiche", il PIANO di TRASFORMAZIONE per lo sfruttamento terriero e per le opere di bonifica dell'Azienda di Terralba: 1^ denominazione (su carta stampata) "BONIFICA DELLA TANCA DEL MARCHESE"  (poi Bonifica del Terralbese) fino alla nascita del VILLAGGIO MUSSOLINI nella zona  chiamata "ALABIRDIS" (anche Scioriscina o Ciorixina). - Sotto la spinta dell'Ing. Giulio DOLCETTA,  la Società Bonifiche Sarde provvede all'acquisto dei terreni.
Nella "Tanca del Marchese" intanto,  fin dal 1° Marzo 1919, si è dato inizio ai primi assaggi agricoli, frutticoli, zootecnici - con l'insediamento del "quartier generale" (uffici, ecc..) della S.B.S. (Direttore  Tecnico Ottavio GERVASO, uomo di fiducia di G.Dolcetta) nella "Cascina del Marchese" - all'uopo riadattata.
Si presentano a "sa tanca de su marchesu" i primi operai, sollecitati dai bandi comunali di Terralba e paesi limitrofi (al 15 Aprile sono già 598  "a libro paga" insieme con impiegati e tecnici)  per avviare la fase operativa (gestazione) di tutti i progetti della Bonifica.

                                                                                       *

Il difficile cammino della prima redenzione delle terre

     COLONI-MEZZADRI DELLA BONIFICA DI TERRALBA - ARBOREA
Il difficile cammino della prima redenzione delle terre

                                                              (di A. Michele Angioni)

 

Alfonso Giorda da Bosa di Nuoro, classe 1877 famiglia di 10 persone, giunto il 26 marzo 1926 ad Arborea (allora Centro Agricolo Alabirdis), con un automezzo espressamente inviato a Boss per "prelevare il prezioso carico", è il primo colono a firmare il Contratto di Mezzadria (perfezionato e in vigore dal 15 settembre 1928) con la Società Bonifiche Sarde (S.B.S.) titolare della Concessione della Bonifica della Piana di Terralba, Stagno di Sassu e sue adiacenze (*)-"Il difficile cammino della redenzione delle terre.

 

Enrico Tamburin da Bottrighe di Rovigo, classe 1863 - famiglia di 12 persone, secondo colono della Bonifica (1° Veneto) a firmare il Contratto di Mezzadria, giunge col nipote Mosè Tamburin alla fine del 1927 per lavorare, "a giornata" e "a cottimo", allo sterro della canalizzazione dell'acqua irrigua del Tirso - nei pressi di Santa Giusta. Dopo sette mesi circa "in prova", alloggiando in baracche-dormitorio, decide di trasferire tutto il nucleo famigliare dal Polesine ad Arborea (allora Villaggio Alabirdis, il 29 ottobre 1928 Villaggio Mussolini) e il 23 ottobre 1928 il suo Libretto Poderale può già raccontare lo scorrere della conduzione del podere 49/50 sulla strada 18-ovest a mare.

 

Al colono-sardo Alfonso Giorda ed al colono-veneto Enrico Tamburin seguiranno Erminio Trombini con Quinto, Antonio e Giovanni; Marcello Pozzato col genero Erminio Nalli; Leonardo Bovolenta, Silvio Pavan, Luigi Bergamin, Giovanni Bernardi e via tutti gli altri che accetteranno di insediarsi nei poderi della Bonifica, a mano a mano approntati dagli operai sardi.

Il 21 aprile 1936 saranno consegnati 49 nuovi poderi. I nuovi coloni, giunti da tutte le parti d'Italia, Sardegna compresa, prenderanno parte alla cerimonia presieduta dalle Autorità locali e dal Ministro di Grazia e Giustizia Solmi (delegato anche per la celebrazione della ricorrenza del Natale-di-Roma).

Fra i 49 coloni, quindici sono Sardi, ma neanche un Terralbese o dei paesi limitrofi al comprensorio di Bonifica: Giuseppe Camedda da Solarussa, Salvatore Deriu e Salvatore Manunta da Montresta, Salvatore Giorda da Tempio, Luigi Giuliani da Samugheo, Francesco Lai da Neoneli, Raimondo Lampis e Antonio Zuddas da Arbus, Salvatore Masala da Bosa, Giovanni Meloni da Padria, Vito Mura da San Vito, Giovanni Obinu da Paulilatino, Salvatore Paba da Tramatza, Pietro Ruggiu da Gonnosfanadiga e Luigi Vacca da Fluminimaggiore. Di questi, pochi sono rimasti.

 

La Colonizzazione Interna, che è il primo esperimento realizzato in Italia (R.D. 4 marzo 1926 n.440, poi RD 28 novembre 1928 n.2874, quindi R.D. 9 aprile 1931 n.358), e che associa l'opera dei "locali" a quella dei "continentali", prende inizio col sardo Alfonso Giorda (già esperto agricoltore per anni di soggiorno all'estero) e dal 1927 con i Polesani-Veneti. La colonizzazione di questi avviene dopo la permanenza nella zona di Bonifica di 6-7 mesi di "ambientamento" (accordo Giacone-Dolcetta, rispettivamente Prefetto di Rovigo e Presidente della S.B.S.) e con l'arrivo delle proprie famiglie e di altri coloni esperti, "scelti" dalla SBS sulla Penisola, per occupare i poderi pronti o quasi ultimati dagli operai-sardi-bonificatori.

La S.B.S. si servirà dei primi 150 Polesani di una speciale-banca-dati istituita dal Commissario per la Migrazione Interna e la Colonizzazione e comincerà un intenso flusso migratorio che, nel 1930, porterà Terralba a raddoppiare quasi la popolazione con famiglie e singoli provenienti da varie parti d'Italia, oltre ai braccianti, operai e tecnici da tutta la Sardegna.

La preferenza per i continentali non sancisce la loro superiorità-tout court, ma è una scelta obbligata (sono famiglie anche di venti individui di <indole non solitaria, ma votata al collettivismo> - dice l'ing. Giulio Dolcetta) per i progetti da realizzare, che non tollerano della gente sarda l'estraneità a esperienze produttive incentrate su rapporti contrattuali di colonia e di mezzadria e, soprattutto, il radicato individualismo e la secolare reticenza a vivere isolata in case sparse. Motivi, questi, per disertare i poderi e perdere purtroppo l'occasione (riscattata solo in parte negli anni 50/60 per la "fuga" dei continentali alle fabbriche del Nord) di acquisire un patrimonio di conoscenze e di nuove tecniche da trasmettere al resto dell'Isola o, almeno, ai paesi circostanti per accelerare la tanto agognata trasformazione agraria. Dice ancora Dolcetta: <...grave vizio dell'organismo-agricolo-sardo è quello di stare-sul-fondo il tempo strettamente necessario alla coltivazione, abbandonandolo per il ritorno al paesello, con conseguenze inevitabili di tempo sottratto al lavoro utile, scarsa sorveglianza e diligenza, insicurezza delle campagne e danneggiamenti alla proprietà>. Insomma: <...a su Terrabesu no d'à tirau a andai a fai su contadinu fissu in bonifica, scetti-sa-giorrunuada e torrai a bidda (il terralbese non era attirato dal fare il contadino fisso sui poderi della Bonifica. Solo-la-giornata di lavoro e ritorno al paese.)> - affermano ancora oggi quelli che hanno toccato il secolo di vita, ma anche i novantenni e ottantenni, e non solo. Uno fra i tanti "giorrunuaderis", Erminio Corrias (1916-2002), fra l'altro affermava che Terralbesi e Marrubiesi non hanno mai voluto allontanarsi dal paese se non per il tempo della giornata di lavoro e <dormire lontano da casa era cosa rara. Altri sardi, che provarono a "fissarsi" al podere assegnato, rinunciarono alle prime difficoltà, ed anche perché non riuscivano ad avere quell'unità d'intenti e numero sufficiente di persone adatte a svolgere i programmi ed i ritmi di lavoro propri del contadino-allevatore "a mezzadria".Solo agli inizi degli anni Sessanta i sardi, oggi allevatori al pari dei continentali, (ri)cominciarono ad occupare i poderi liberi della Bonifica, ma non i Terralbesi o dei paesi limitrofi! Si deve principalmente a Porcella se la fame-atavica della popolazione sparì di colpo fin dal 1919. Con i suoi progetti e la sua ostinata determinazione volle il risanamento del territorio alleandosi-con-gli-uomini-giusti (Pierazzuoli e Dolcetta, ndr). La nostra gran felicità fu il lavoro per tutti e la possibilità di metter su casa e famiglia. Non credo che senza i continentali saremmo riusciti a vedere tutto questo benessere. I Terralbesi hanno perso delle occasioni irripetibili>.

D'altra parte, non si può accettare la distorsione della seguente frase di Felice Porcella, per farlo apparire in disaccordo con Dolcetta, tirando in ballo il "profilo umano diverso" indicando "nella figura del colono sardo" <... preferisce il nostro contadino vivere dove sorge il suo Municipio e la sua Chiesa, dove è la sua Caserma dei Carabinieri e la Pretura, dove è la Scuola e l'Asilo, dove ha a portata di mano il Medico, il Veterinario, la Levatrice e il Farmacista, dove può ogni giorno avere rapporti diretti colla Cassa Rurale, colla società operaia e dove magari nei giorni e nelle ore di riposo s'incontra nella bettola e nei pubblici e privati ritrovi coi suoi compagni di lavoro, cogli amici e coi parenti...> (Satana, Interessi Isolani, in "Il Risveglio dell'Isola" - 14/8/1919. Si era già ritirato a vita privata in Oristano). Lo affermava nel 1919 e Dolcetta aveva preso atto della realtà comportandosi di conseguenza per <...rendere possibile un contatto non sporadico ma permanente fra le buone qualità di operosità, di disciplina e di temperanza degli elementi locali ed il maggior spirito di iniziativa e le più progredite conoscenze tecniche degli elementi d'oltre mare, in una benefica armonia di intenti. Così la bonifica integrale, in terra di Sardegna, adempirà, oltre che a una funzione di risanamento igienico e di progresso agrario, ad un altissimo compito di solidarietà sociale.> (G.Dolcetta, Bonifica e colonizzazione di Terralba in Sardegna, Tip.Fed.It. Cons.Agr. - Roma 1932).

<La preferenza per i continentali non vuol dire quindi loro superiorità> dice l'intellettualmente onesto Lorenzo Braina nella sua Tesi di Laurea, 1996, Il Mito di Arborea tra Determinismi e Luoghi Comuni.., affermando ancora <E non è neppure questione di mentalità. Altri Sardi, in prevalenza del centro-isola, negli anni cinquanta occuperanno i poderi "abbandonati" dai contrari-al-passaggio-dalla mezzadria-alla-proprietà. Si integreranno perfettamente nella struttura economico-produttiva del paese, facendo parte di cooperative - ricoprendone anche le cariche - e condividendo con i continentali gravi problemi finanziari>.

 

Ma, "la situazione delle famiglie coloniche" come si presentava agli attenti studiosi che trovarono utile e interessante conoscerla? Amedeo Zaccagnini nel suo "...Famiglie di mezzadri in Mussolinia di Sardegna..." -Tip.Op.Romana, 1942, ringrazia per la collaborazione i curatori di monografie a cura dell'Istituto Nazionale di Economia Agraria, Prof dell'Ispettorato Compartimentale per l'Agricoltura in Sardegna e dell'Istituto di Economia Politica e Agraria dell'Università degli Studi di Pisa e altri, e illustra  nei particolari tale situazione anche ai fini di stabilire un termine di paragone fra le condizioni di vita e di lavoro di queste con quelle tipiche dell'Isola. Si riferisce all'anno di indagine 1936 quando il numero di famiglie coloniche presenti a Mussolinia assommano a 246 provenienti, come è stato spiegato, in massima parte dal Veneto e dalla Romagna. Lo scarso numero di famiglie sarde, si è detto, va posto in relazione con le difficoltà di trovarne in Sardegna di molti elementi e di molti individui atti al lavoro, quali sono necessarie per la conduzione di un podere irriguo di 16 ettari.

 

La fase di avviamento del podere dei nostri primi coloni Alfonso Giorda ed Enrico Tamburin, ma anche di tutti gli altri, prevede il rispetto di un contratto-per-i-primi-due-anni particolarmente favorevole per il colono, allo scopo di garantirgli quel reddito che ben difficilmente potrebbe realizzare con il "tosto" Contratto di Mezzadria ("Mussolinia Arborea - La Bonifica della Piana di Terralba, p.76, di a.m.a.- maggio 2004 - Pitiemme Editrice), nella fase iniziale ed in quanto dell'avviamento non si deve far carico al contadino, ma al proprietario (SBS) come una spesa gravante sul Piano di Trasformazione. Questo fatto porta la S.B.S. e le Organizzazioni Sindacali ad accordarsi per distinguere i poderi in due categorie: a) quelli che hanno già raggiunto una struttura ed una efficienza produttiva tali da consentire la piena attuazione della mezzadria; b) tutti gli altri. La convenzione stipulata precisa che i poderi/A devono avere: superficie sistemata e irrigabile al cento per cento, superficie di prato irriguo al 40% della superficie irrigua e in condizioni tali da poter supplire al mantenimento del bestiame bovino in ragione di 4 q.li di peso vivo per ogni ettaro.

La SBS rilascia del raccolto solo quei prodotti commestibili ed in quantità sufficiente per il consumo annuo familiare, ritirando la rimanenza. Così, ad esempio, il grano ed il granturco eccedenti il consumo familiare sono conservati in appositi sylos con annesso mulino, occorrenti per l'approvvigionamento della popolazione non-rurale del paese.

 

Il colono ha diritto gratuitamente ad 1/4 di litro di latte per ogni componente della famiglia di età inferiore a 12 anni e superiore ai 60 ed il latte trasformato nel caseificio della SBS in formaggio e burro è venduto sulla piazza di Cagliari. Le uve sono vinificate in appositi locali. Il colono per la quota dei suoi prodotti che non riceve direttamente viene accreditato dalla SBS in apposito conto corrente.

 

Il Servizio Sanitario è disimpegnato dal Medico Condotto, da una Levatrice alle dipendenze del Comune, da un Medico assunto dalla SBS che ha alle sue dipendenze cinque Infermiere. All'uopo, funziona nel centro del paese una Farmacia ben fornita e l'Ospedale Carlo Avanzini, che dispone di 30 letti, completamente attrezzato con criteri moderni. Le cinque Infermiere esplicano un lavoro di assistenza periferica recandosi ogni giorno, ognuna per la sua zona, o in bicicletta o in calesse, presso le famiglie dei contadini; coadiuvano la Levatrice presso le gestanti e le puerpere; coadiuvano i Medici distribuendo pastiglie di Chinino o facendo iniezioni da essi prescritte; riferiscono sullo stato febbrile degli ammalati.

L'Assistenza Spirituale si avvale della Chiesa Parrocchiale al centro della Piazza principale che officia ogni giorno e, nei giorni festivi, nella Cappella di Luri  è celebrata la S.Messa. Dal 1936 inizierà la grande Opera dei Salesiani.

 

All'Istruzione si provvede con cinque Scuole: Scuola di "Avviamento al Lavoro": 1 classe mista con indirizzo agrario per la sezione maschile e con indirizzo industriale per la sezione femminile (materie letterarie, contabilità, economia domestica e lavori femminili) - con sede nell' ex Comando della M.V.S.N. di fronte alla Caserma dei Carabinieri ; Scuola Elementare con 5 classi e 4 Maestri per 187 scolari, edificio inaugurato il 29 ottobre 1928, sulla Piazza principale; Scuola Elementare con 4 classi e 2 maestri per 96 scolari, edificio di Pompongias sulla strada 12-ovest; Scuola Elementare con 4 classi e 2 Maestri per 153 scolari, edificio di Luri sulla strada 6-ovest; Scuola Elementare con 2 classi ed un Maestro per 53 scolari, edificio di S'Ungroni sulla strada 25-ovest. Annesso alla Scuola d'Avviamento funziona il Patronato Scolastico che assiste in media 60 alunni all'anno fornendo gratuitamente libri, pagella, tessera e quaderni a prezzo  ridotto, e che aiuta anche le famiglie più numerose facendo pagare ad esse solo i libri, la pagella e la tessera di iscrizione all'Opera Nazionale Balilla per i primi due figli, mentre ai successivi provvede il Patronato.

 

Il Fascio Maschile, il Fascio Femminile, l'Associazione delle Damine di Carità, le Massaie Rurali, con i fondi sociali disponibili, provvedono all'assistenza degli ammalati, delle mamme e dei fanciulli e delle massaie, sia con soccorsi diretti, sia con vestiario, sia con premi di incoraggiamento per chi tiene più pulita e in ordine la casa e con altri concorsi del genere. In tal modo, fra i meno abbienti e i più ordinati si vengono a distribuire fra sussidi e premi complessivamente circa 20.000 lire all'anno. L'ONB assiste i piccoli nella loro preparazione fisica occupandoli nelle ore extra-scuola in esercizi all'aperto e nell'ampia palestra nella Casa del Balilla. Funzionano regolarmente tutte le organizzazioni del Regime, la squadra di calcio dell'Unione Sportiva Mussolinia fondata nel 1933, vari giochi di bocce e il Cinematografo aperto tre volte la settimana, frequentato specialmente la Domenica.

 

Definendo il luogo e la famiglia del primo colono Alfonso Giorda, definiamo ora più o meno anche le altre realtà famigliari, fatte salve le differenze di ubicazione e caratteri del podere, Stato civile delle famiglie, Religione e abitudini morali, Igiene e Sanità, Categoria economica di appartenenza, modo di esistenza della famiglia (alimenti e pasti, mobilia e vestiario, ricreazioni, storia familiare) e di usi e tradizioni che pian piano vanno progressivamente e pure culturalmente interscambiandosi.

 

Catatteri del podere

- Il podere di Alfonso Giorda dista km 1,900 dal centro di Mussolinia, km 10 dalla Stazione Ferroviaria chiamata Marrubiu-Terralba-Mussolinia cui si arriva con comodo servizio di autobus (la corriera, su postali). La superficie del podere è di ettari 17,50, lorda di strade e fossi. così ripartita: ettari 0,92 di casa e resedi; 0,08 di orto; 1,50 di vigna; 7,60 di ladino; 4,20 di grano; 2,90 di granturco; 0,30 di arachidi; totale appunto ettari 17,50 più 2,20 di grano fuori podere per complessivi 19,70 ettari, che si svolgono adiacenti alla casa colonica, compresa la vigna. La corte-colonica comprende locali di abitazione, granaio e fienile, stalla, concimaie, latrina, pollaio-porcile, pollaio, pozzo, aia.

- Al 1° gennaio 1936, le scorte-vive del podere sono costituite di: 2 buoi; 11 vacche di razza sardo-bruna; 2 vacche di razza sardo-modicana; 5 vitelli per un peso vivo globale di ql 79,70 pari a ql 4,5 circa di un peso vivo per ettaro. Durante l'anno vengono acquistati 4 buoi, 4 vacche, 2 vitelli e nascono 11 vitelli. Di contro, vengono venduti 4 buoi, 3 vacche, 10 vitelli e 1 muore. Col risultato che alla fine dell'anno resta la medesima consistenza di bestiame, il cui valore-capitale assomma a 24mila lire interamente anticipate dalla S.B.S.-

- Al 1° gennaio 1936, le scorte-morte-fisse, di proprietà della S.B.S. e dote del podere, sono costituite di: 2 aratri; 3 erpici; 1 carro "a tombarella" (piano ribaltabile); 1 carro a quattro ruote; 1 irroratrice; 1 tino; 3 botti; 1 bidone; 8 sacchi. Per un valore complessivo di 3.748,80 lire.

Alfonso deve rispondere di: 102 paratoie varie, in legno, per i canali di irrigazione; 1 timonella (carrozza-4 ruote, cavallo); 2 gioghi; 2 catene; 2 mastelli (tinozze); ql 5 di fieno comune; ql 21 di fieno-trifoglio.

 

Stato civile della famiglia

- La famiglia di Alfonso, già nel Centro Agricolo Alabirdis dal 26 marzo 1926 , abita la casa colonica  (già blocchiera, riadattata) nel podere, dal 10 luglio 1929. Tutti i suoi membri dedicano il lavoro alle cure del fondo. Un servo è impiegato per sopperire alla "esuberanza" del podere colmandone il fabbisogno.

- Composizione della famiglia: Alfonso Giorda - reggitore - 14/9/1877- unità-lavoratrice (ul) = 1,0 - unità consumatrice (uc) = 1,00; Severina Piras - moglie-massaia - 30/8/1889 - ul = 0,6 - uc = 0,75; Antonietta - figlia - 3/1/1908 - ul = 0,7 (anziché 0,6 perché lavora di più di una donna comune) - uc = 0,75; Antonio - figlio - 18/8/1917 - ul = 1,00 - uc = 1,00; Onorato - figlio - 26/12/1919 -ul = 0,6 - uc = 1,00; Giuseppina - figlia - 4/3/1924 - ul = 0,3 uc = 0,75; Amelia - figlia - 27/9/1925 - ul = 03 - uc = 0,75; Albino - figlio - 7/1/1928 - ul = / - uc = 0,75; Efisia - figlia - 23/3/1930 - ul = / - uc = 0,75; Maria Efisia - suocera - 10/6/1864 - ul = / - uc = 0,75; Giovanni - servo fisso - 23/6/1910 - ul = 1,0 - uc = 1,00.

 

Religione e abitudini morali

- La religione è la cattolica, né potrebbe essere altrimenti per un sardo. Tutti credenti, vanno regolarmente a messa ogni domenica e osservano scrupolosamente gli altri precetti della Chiesa. La massaia accende regolarmente ogni venerdì una lampada votiva al Sacro Cuore di Gesù e, ad altri Santi, quando si senta la necessità di un intervento soprannaturale per superare delle difficoltà. E' assolutamente sconosciuta la bestemmia. Si osserva l'obbligo di mangiare di magro e il riposo festivo (salvo per grandi faccende impellenti, perché per le contingenze straordinarie "Dio perdona". Assenti le credenze superstiziose.

- In famiglia regna l'armonia ed il rispetto e l'obbedienza verso i genitori. Stimato dalla Direzione SBS, Alfonso ha per essa un senso di grande rispetto e di riconoscenza. E, grazie a ciò, viene gratificato di un viaggio a Roma per ricevere dalle mani del Duce un premio-di-colonizzazione ed essere fotografato con gli altri vicino a Mussolini. Il quale, in occasione della sua visita a Mussolinia il 9 giugno 1935 (racconta la massaia commossa) il Duce medesimo visitava la casa colonica e gli toccava la mano. Ancora, Alfonso ottiene, il 21 aprile 1936, la Stella-di-bronzo-al-"Merito Rurale" - gelosamente e orgogliosamente conservata.

- Alfonso ha prestato servizio nella Milizia Territoriale durante la Grande Guerra ed è iscritto alla Sezione ex Combattenti ed al Fascio fino al 1925. Sua moglie fa parte delle Massaie Rurali e i figli fanno tutti parte delle organizzazioni giovanili di Mussolinia.

Sanno leggere e scrivere e Giuseppina è iscritta al 1° Corso della Scuola d'Avviamento al Lavoro. I libri per le letture sono quelli da messa. La parsimonia e la temperanza, doti del sardo, regnano in famiglia insieme con una spiccata tendenza al risparmio. Buona in genere l'intelligenza, pur se il carattere riservato e chiuso, taciturno e tutt'altro che espansivo (del sardo) possa in un primo momento far pensare diversamente.

 

Igiene e servizio di Sanità

- La casa è tenuta abbastanza con ordine e pulizia. Anche la pulizia personale non lascia a desiderare. Gli uomini non vanno mai scalzi come fanno invece le donne e i bambini nella stagione calda.

- Tutti i componenti la famiglia godono di buona salute. Non si ricorre mai all'opera di empirici, ma si ricorre al Medico per gravi malattie, usufruendo dell'assistenza sanitaria già descritta.

 

Categoria economica cui appartiene la famiglia

- La famiglia conduce il podere a mezzadria. Il contratto è quello classico delle zone appoderate dell'Italia centrale e per esso la S.B.S. conferisce quasi tutto il capitale di scorta e di anticipazione occorrente per la conduzione del podere, mentre il colono provvede solo ai piccoli attrezzi.

 

Modo di esistenza della famiglia

- Alimenti e pasti. Data la vicinanza del podere alla casa, i pasti si consumano sempre nella casa stessa, sulla tavola della cucina, senza tovaglie, ma accuratamente mantenuta pulita. Si consumano tre pasti al giorno, nell'inverno alle ore 8, alle 12 e alle 18; nell'estate invece alle 7, alle 12 e alle 19. I giovani, tra il secondo e il terzo pasto, intercalano la merenda. Caffè e latte al mattino, ma per ragioni di economia il caffè è un miscuglio in parti uguali di caffè e di ceci tostati. A pranzo, pane e minestra (a base di pasta acquistata, con fagioli o ceci, o lenticchie), oppure patate in umido, o uova (2 a testa) e cipolle, o pomodori, o formaggio, oppure insalata. Per merenda, solo pane eccezionalmente condito con formaggio. A cena, pane e minestra e, ma non sempre, vino. Un paio di volte la settimana, al secondo o terzo pasto, fa la sua comparsa la polenta condita con olio o lardo e formaggio, e questo è un uso nuovo imparato dai sardi a Mussolinia, perché la polenta, prima, era un cibo sconosciuto. Il pane è fatto in casa con farina di grano tenero e si conserva per 4-5 giorni. Il pranzo festivo è costituito di: pasta-asciutta condita con formaggio e conserva di pomodoro o direttamente con pomodoro nella stagione estiva , pane e vino; oppure, minestra in brodo e carne lessa, o semplicemente carne di maiale o di pollo, in genere in umido. Si mangia carne finché dura quella del maiale ingrassato, dopo raramente si acquista, salvo nelle grandi occasioni, e a meno che non si tratti di qualche vaccina infortunata e uccisa d'urgenza, che è passata alla bassa macelleria e quindi venduta a basso prezzo.  Il pesce fresco si mangia un paio di volte al mese, mentre non si fa uso di pesce salato o affumicato, né si fa uso di pepe, di aceto e altri condimenti ed anche l'insalata viene mangiata senza alcun condimento ed anche senza sale. Un pasto delle grandi occasioni consta di pasta asciutta, di carne in umido e vino, ed è il caso della trebbiatura (durante la quale i contadini dei poderi vicini si aiutano a vicenda, ma non vi è consuetudine di fare pranzi in comune. All'ora dei pasti ognuno fa rientro alla propria casa per mangiare), infatti, perché dovendosi provvedere al macchinista e ai due imboccatori, il pranzo è completo. Quasi nullo però il consumo della frutta, sempre. E anche del vino si fa uso moderato.

- Abitazione, mobilia, vestiario. Le costruzioni delle abitazioni sono tutte nuove, igienicamente sane. La famiglia di Alfonso può disporre di:

Cucina con un armadio d'angolo del costo di L.15 + un tavolo L.50 + due panche L.10 + una stadera L.20 + una brocca di coccio L.3 + otto bicchieri L.4 + dodici piatti in ferro smalto L.21 + ventiquattro piatti in terracotta L.24 + un tostacaffè L.5 + un macinacaffè L.4 + una caffettiera L.5 + una pentola in alluminio L.20 + una pentola in ferro smalto L.18 + un tegame in alluminio L.9 + un tegame in ferro smalto L.11 + tre colabrodi L.10 + un grattacacio L.1 + un tegamino L.1 + ventiquattro cucchiai L.24 + ventiquattro forchette L.24 + dodici coltelli L.12 + un ferro da stiro L.4 +  un paniere L.2. Totale L.297.

1° vano (Alfonso e Severina) con un letto matrimoniale in legno (tipo sardo decorativo) L.200 + un comodino L.100 + un canterale (o cassettone) con specchio L.100 + un tavolo L.25 + cinque sedie L.40 + una macchina da cucire L.300 + una sveglia L.30 + un crocifisso L.8 +sette oleografie a soggetto sacro più o meno grandi in cornici sotto vetro L.200 + cinque ritratti di familiari e ingrandimenti L.80 + due tendine di filet L.15 + un lume a petrolio L.12 + una bugia L.2 + una palma pasquale L.2. Totale L.1.114.

2° vano (Antonietta, Giuseppina, Amelia, Efisia, Maria Efisia) con un letto in legno L.200 + un lettino in ferro (tipo ospedale forniti dalla SBS, come gli altri in ferro) L.80 + un comodino L.50 + due sedie L.14 + una cassa L.15 + un attaccapanni L.5 + un lume a petrolio L.12 + una bugia L.0,50 + un crocifisso L.5 + cinque quadri sacri L.10. Totale L.391,50.

3° vano (Antonio, Onorato, Albino) con un lettino in ferro L.60 + un lettino in legno, con tiretti sotto, L.120 + due sedie L.14 + due biciclette L.300 + una bugia L.0,50 + quattro quadretti sacri L.8. Totale L.502,50.

4° vano (dispensa) con una cassa L.21 + un tavolo per preparare il pane L.40 + dieci tra cesti e canestri di giunco L.60 + tre setacci L.30 + letto dote Antonietta L.270 + comodino dote Antonietta L.100. Totale L.521.

5° vano (cantina) con tre botti L.60 + sei damigiane L.180 + due seghe L.12. Totale L.252.

6° vano (camera servo) con due brande in ferro L.80. Totale L.80.

7° vano (granaio) con due casse per conservare il grano L.80 + sette canestri vari L.40. Totale L.120.

Vestiario per:

- Alfonso - due vestiti da festa L.400 + due da lavoro L.180 + quattro flanelle invernali L.40 + quattro flanelle estive L.24 + sei camicie L.88 + sei paia di mutande L.42 + quattro berretti L.36 + sei paia di calze L.15 + tre paia di scarpe L.100 + due paia di stivali di gomma L.60 + dodici fazzoletti L.12 + due orologi L.100 + un fucile L.100 + una chitarra L.100. Totale L.1297.

- Severina - tre vestiti da festa L.190 + due vestiti da lavoro L.40 + quattro sottane L.30 + due flanelle L.16 + due giacche L.10 + quattro camicie L.48 + due paia di scarpe L.53 + tre paia di calze L.10 + quattro fazzoletti L.4 + un paio di orecchini d'oro L.50 + un anello d'oro L.50. Totale L.501.

- Antonietta - tre vestiti da festa L.75 + due vestiti da casa L.30 + due flanelle L.16 + quattro paia di mutande L.20 + due sottane L.10 + quattro camicie L.40 + quattro fazzoletti L.4 + tre paia di calze L.10 + due paia di scarpe L.53 + due sciarpe L.95 + un soprabito L.30 + un paio di orecchini d'oro L.50. Totale L.433.

- Antonio - due vestiti da festa L.175 + due da lavoro L.180 + due flanelle L.15 + quattro paia di mutande L.20 + cinque camicie L.66 + due berretti L.9 + sei fazzoletti L.6 + quattro paia di calze L.10 + due paia di scarpe L.70. Totale L.551.

- Onorato - due vestiti da festa L.175 + due da lavoro L.180 + due flanelle L.15 + quattro paia di mutande L.20 + cinque camicie L.66 + due berretti L.9 + sei fazzoletti L.6 + quattro paia di calze L.10 + due paia di scarpe L.70. Totale L.551.

- Giuseppina - tre vestiti da festa L.60 + due per casa L.24 + due flanelle L.15 + tre camicie L.15 + quattro paia di mutande L.8 + quattro paia di calze L.10 + due paia di scarpe L.38 + due sciarpe L.35 + quattro fazzoletti L.4 + orecchini L.30. Totale L.239.

- Amelia - tre vestiti da festa L.60 + due per casa L.24 + due flanelle L.15 + tre camicie L.15 + quattro paia di mutande L.8 + quattro paia di calze L.10 + due paia di scarpe L.38 + due sciarpe L.35 + quattro fazzoletti L.4 + orecchini L.30. Totale L.239.

- Albino - due vestiti da festa L.85 + due da lavoro L.30 + due flanelle L.10 + due camicie L.15 + due paia di mutande L.8 + due berretti L.7 + tre paia di calze L.7 + due paia di scarpe L.35 + due fazzoletti L.2. Totale L.199.

- Efisia - quattro vestitini buoni L.60 + due vestitini da casa L.12 + tre camicie L.12 + tre flanelle L.10 + quattro paia di mutande L.8 + quattro paia di calze L.8 + due paia di scarpe L.26 + due berrettini L.8 + quattro fazzoletti L.4 + un paio d’orecchini d'oro L.25. Totale L.173.

- Maria Efisia (suocera) - un vestito da festa L.25 + due da casa L.40 + quattro camicie L.40 + una sottana L.8 + due fazzoletti da testa L.15 + due paia di scarpe L.35 + due paia di calze L.6. Totale L.169.

Biancheria da letto: dodici lenzuola L.396 + otto coperte L.325 + una coltre L.25 + sei federe L.24 + cinque coperte di lana L.125 + quattro coperte di cotone L.100 + tre coperte di filo di scozia L.225 + quattro coperte di tela L.140 + dieci tovaglioli L.40. Totale 1.400.

- Ricreazioni. I divertimenti e gli svaghi sono ben pochi e semplici: quattro chiacchiere alla domenica sul piazzale della Chiesa; non frequentano osteria o bettola. I due figli maggiori vanno qualche volta al cinema di Mussolina e i genitori vanno a sentire le recite delle bambine, organizzate una volta l'anno dalle maestre di scuola. D'estate, tre o quattro volte e lavori permettendo, la famiglia si reca alla spiaggia, a circa km tre, sul carro ricoperto da un gran lenzuolo trattenendosi tutta la giornata: i giovani fanno il bagno e babbo Alfonso si diletta a suonare la chitarra che a Bosa lo aveva reso famoso, ma non a Mussolinia a causa del poco tempo a disposizione (ad Antonio ha insegnato a suonarla, ma egli non ha alcuna passione). In famiglia non si praticano esercizi fisici o sportivi e i giovani si adattano con poco entusiasmo a quelli svolti dalle organizzazioni del Partito cui sono iscritti. Non si fa uso di liquori e nessuno, tranne il servo, fuma.

- Storia della famiglia. Alfonso nasce a Bosa  dove si dedicherà "da sempre" ai lavori della terra. All'età di trent'anni, nel 1907 convola a nozze, ha una figlia e resta vedovo. Ma si risposa il 14 dicembre del 1912 con Severina Piras. Emigra in America Latina con la speranza di far fortuna e vi rimane dal 1913 a tutto il 1916 lavorando a Buenos Aires e a Montevideo come agricoltore e cementista, riuscendo a portare a casa circa 28mila lire. Dopo aver prestato servizio militare per un anno, cerca di bonificare, in società con due amici, alcuni terreni paludosi di Bosa, ma in tale impresa vede sfumare tutti i suoi risparmi. Tenta di nuovo la fortuna recandosi, nel 1922, in Francia e quindi in Belgio riuscendo a raggranellare circa 9mila lire. La nostalgia della famiglia lo riporta a Bosa dove permane fino all'anno 1926 quando viene "prelevato" dalla S.B.S. con destinazione Bonifica di Terralba-Mussolinia-Arborea. Prima di diventare il primo colono-mezzadro - racconta sua figlia Giuseppina in Arborea -<... mio babbo fa l'avventizio-bracciante e come esperto agricoltore dirige altri braccianti che affluiscono al Centro Agricolo Alabirdis dove abitiamo fino al luglio del 1929 un appartamento a fianco della casa del Fattore, occupata dal dott. Ottavio Gervaso Direttore della Tenuta di Tanca del Marchese. Il quale, visti il dinamismo e l'esperienza del babbo, gli propone di condurre il podere che ancora oggi nel duemila appartiene ai Giorda...>. Tutti i componenti la famiglia si sono sempre dedicati al podere, ma essendo, come si è detto, insufficiente la forza complessiva, è stato necessario ricorrere all'aiuto di un servo-fisso che vive con i familiari e, oltre al vitto, riceve un salario mensile di 70 lire. Con quest’ aiuto il podere è regolarmente condotto e il capoccia nell'anno 1936 trova anche il tempo di fare carreggi per conto della Società Bonifiche Sarde.

 

(*) - IL DIFFICILE CAMMINO DELLA PRIMA REDENZIONE DELLE TERRE

 

La Mussolinia del sardo Alfonso Giorda e del veneto Enrico Tamburin sarà un "piccolo gioiello" nella realtà economica sarda d’arretratezza e di povertà, ma la Bonifica non riuscirà a ripetere in altro luogo, nonostante finanziamenti consistenti, la redenzione della terra e la trasformazione agraria generalizzata, quale aveva pensato e programmato l'Avvocato-Sindaco-Deputato

- Felice Porcella, ideato e progettato - con la supervisione del "re dei laghi" ing. Angelo Omodeo - il suo collega-amico Avvocato

- Antonio Pierazzuoli e immediatamente realizzato l'Ingegnere Veneto Amministratore Delegato della Società Bonifiche Sarde

- Giulio Dolcetta.

La concessione della Bonifica è sancita da un iter-progettuale-legislativo, auspice il Deputato-Assessore del Comune di Terralba Felice Porcella, dal Decreto Luogotenenziale n.1256 dell'otto agosto 1918 (integrato poi dal decreto 23 marzo 1919 n° 461). Il Decreto autorizza il Governo a concedere l'esecuzione d’opere di bonifica atte anche al trasporto d’acqua irrigua: un provvedimento d’importanza decisiva per tutte le bonifiche sarde progettate o in esecuzione. Il 5 ottobre 1918, infatti, Antonio Pierazzuoli presenta il suo Progetto (Piano di Bonifica dell'Oristanese), ideato su ispirazione-affidamento di Felice Porcella (che ha già presentato dal luglio 1914 una proposta di legge), al Ministero dei LL.PP.

Il Progetto-Pierazzuoli era stato spedito il 16 febbraio 1918 a Giulio Dolcetta che, il 24 dicembre 1918, lo farà acquisire dalla S.B.S., costituitasi il giorno prima, per 150mila lire (Verbale seduta del 16 gennaio 1919). Ovviamente, Dolcetta lo aveva fatto analizzare dall'ing. Angelo Omodeo il quale - pur apprezzandolo - ne condizionerà la realizzazione alla necessità di provvidenze speciali quasi interamente a carico dello Stato trattandosi di opere d’interesse Nazionale. Dolcetta e Omodeo, in accordo con gli ingg. Scano, s’impegnano a completarlo con modifiche e migliorie come Progetto di larga massima della Bonifica della Piana di Terralba, contenente linee generali e direttive di tutta l'opera, da presentare al Governo con una nuova domanda-di-concessione in sostituzione delle richieste di Pierazzuoli al Ministero dei LL.PP. del 5 ottobre 1918.

Il Pierazzuoli resta consulente privilegiato in quanto inventore-progettista (assunto per 12mila lire annue per dieci anni) della S.B.S., che, nel frattempo, ha acquisito un'area dell'estensione complessiva di 7.877 ettari e inoltra, il 12 febbraio 1919 al Ministero dei LL.PP., la nuova domanda di concessione di "Bonifica della Piana di Terralba, Stagno di Sassu e sue adiacenze", con il Progetto Sommario e Relazione a cura di Angelo Omodeo. Il successivo 26 febbraio sono presentati, con qualche anticipo, i progetti stilati da Dionigi Scano (Direttore Generale della Bonifica): al Ministero dell'Agricoltura un progetto completo di bonificamento dei terreni della SBS con richiesta allo Stato di un mutuo di favore di 34milioni di lire e al Ministero dei LL.PP. un mutuo di 7milioni per il 1° Lotto riguardante la deviazione del Rio Mogoro (finanziamenti erogati con Decreto 10 dicembre 1919 n. 5895).

Intanto che Felice Porcella (non rieletto al Parlamento), con lettera del 29 marzo 1919 (ratif.Cons.Comunale con Delib. 22 luglio 1919 n. 5), rassegna, inspiegabilmente, le proprie dimissioni da Assessore (non indica alcun motivo), si dà inizio al disboscamento di Linnas e alla coltivazione dei terreni della SBS cominciando dai 632 ettari di Tanca del Marchese (Tenuta di Terralba), diretta dall'ing. Ottavio Gervaso espressamente incaricato da Dolcetta. Quest'ultimo avvia così, con decisione, la fase operativa della Grande Bonifica installando il "Quartier Generale" della Società nella riadattata ex Cascina del Marchese nella Tanca omonima, unica costruzione del vasto comprensorio bonificando. Che Dionigi Scano, incaricato dallo stesso Dolcetta, sta sottoponendo ad intensi studi e rilievi, fra mille difficoltà ambientali e interessanti la vastissima area del risanamento, che culmineranno:

- il 18 giugno 1920, con il 1° Progetto Completo di Bonifica di cui si chiederà subito il riconoscimento di "zona costituita" (domanda datata 19 giugno 1920 e, successivamente, il 22 giugno già in possesso del Ministero dell'Agricoltura). Il Decreto 6 ottobre 1921 n.1619 estenderà le disposizioni del Testo Unico 10 novembre 1905 n.647 delle leggi sull'Agro Pontino alla zona costituita dei territori dei Comuni di Terralba-Marrubiu-Santa Giusta. La zona interessata di 10,400 ettari circa - recita il Regio Decreto firmato Vittorio Emanuele, Racconigi 16 ottobre 1921 - comprende lo Stagno di Sassu ed i terreni sulla linea di confine tra Terralba e Santa Giusta e Marrubiu a Est, terreni fino all’abitato di Terralba e da Sud di Terralba fino zona Nord della Palude Sa Ussa e da zona Sud di questa per le regioni di Linnas e Fossadeddu fino allo stagno di San Giovanni-Marceddì, quindi terreni ad Ovest fino al mare;

- il 25 settembre 1920, con il Progetto Generale di Massima, modificato il 10 agosto 1921 (Relazione a firma di Dionigi Scano), con un comprensorio ammontante a 18mila ettari comprendenti 11.452 ettari nel territorio di Terralba; 3.498 in quello di Marrubiu; 346 di Arcidano; 1.784 di Uras e 920 di Santa Giusta;

- il 31 ottobre 1920, con il Progetto Esecutivo 1° Lotto dei lavori (lire 12.883.923,49);

- il 30 ottobre 1921, con l’approvazione di quei progetti e il via immediato alla deviazione del Rio Mogoro;

- il 16 novembre 1921, con la richiesta al Ministero dei LL.PP. per la concessione di opere di bonificamento nel comprensorio di Terralba, nel campidano di Oristano, a Santa Giusta, San Vero Congius e Palmas Arborea: ettari  9.617 a sinistra del Tirso;

- il 10 dicembre 1921, con il Piano Esecutivo dei Lavori che, finalmente, imprime il pieno ritmo per la realizzazione di tutti i progetti legati a quella Bonifica fortemente voluta da Porcella e dalla popolazione di Terralba;

- il 3 febbraio 1922, con il perfezionamento del rapporto tra Ingegneri Scano e Ingegner Giulio Dolcetta, il quale affida a Dionigi Scano la Direzione Generale Tecnica della Bonifica della Piana di Terralba e dei lavori relativi all’arginamento e alla deviazione del Rio Mogoro;

- il 27 marzo 1922, con il D.M. n.1605 che sancisce l’accoglimento della richiesta del 16 novembre 1921, rendendola esecutiva;

- il 7 settembre 1922, con la concessione (contratto Ministero Economia Nazionale) di un primo mutuo per l’esecuzione dei lavori della fase iniziale e per la costruzione delle prime 6 Grandi Aziende: Tanca del Marchese, Alabirdis, S’Ungroni, Pompongias, Torrevecchia e Linnas;

 

- il 30 settembre 1922, con la prima Relazione sulla sistemazione e deviazione del Rio Mogoro su un percorso di km 16,500: 3 cantieri (Uras, Pauli Annuas e Terralba);

- il 7 ottobre 1922, con la costituzione della Società Sarda Costruzioni (SSC) come "longa manus" della SBS, a presiederla il cognato di Dolcetta ing. Carlo Avanzini, con lo scopo di portare ad esecuzione i lavori di bonificamento agrario e l'irrigazione;

- il 4 dicembre 1922, con la domanda di Dolcetta per la concessione della Bonifica di Santa Giusta;

- il 18 dicembre 1922, con il buon esito dell'impianto a Tanca del Marchese (di Villahermosa) dei vigneti e di un campo sperimentale agrario (progettato da tecnici esperti, le cui divisioni geometriche formano oggetto di suggestiva curiosità, di stupore e di studio) con il passaggio dell'aratura a buoi all'aratura elettrica, che favorisce gli ambiziosi progetti di Dolcetta tesi al recupero di circa 20mila ettari delle terre affacciate sul Golfo d’Oristano, per creare una grande e moderna Azienda Agroirrigua. E ciò si dimostrerà la più proficua iniezione di fiducia e di benessere per le popolazioni dei paesi vicini e anche il primo mirato invito alla <...ruralizzazione dei terreni acquitrinosi dove, a causa degli anopheles presenti in grandissime quantità, è quasi impossibile qualsiasi forma di presenza umana> (come recita il Regio Decreto 23 marzo 1910).

 

E' a questo punto che, alla fase-Giolittiana dei Cocco Ortu, dei Nitti, dei Turati, degli Omodeo, dei Porcella, con la riuscita sinergia dell'incontro tra Politica, Tecnica Ingegneristica e Finanza, si sostituisce quella del Fascismo con l'irruzione sulla scena politica italiana dell'uomo che influenzerà (auspici il suo essere ruralista e le sue leggi) la Bonifica in atto da quasi cinque anni modificandone - per un certo aspetto - l'impianto originario. Nondimeno, con un approdo tutt'altro che negativo, rispondente, per altri versi, al credo-mussoliniano. Nel momento, difatti, in cui il Fascismo iniziava la fase d’espansione emergevano i temi che sarebbero diventati preminenti nell'azione di governo: la radicale ruralizzazione delle terre spopolate, sempre presente nelle riflessioni del "Socialista" Mussolini. Il 24 novembre 1922, colui che sarà il DUCE d'Italia per un lungo ventennio ottiene dalla Camera i Pieni Poteri in materia economica e amministrativa e, con la conseguente Legge 3 dicembre 1923, la stessa Camera viene quasi del tutto esautorata.

In Sardegna intanto, in un clima di continue violenze fra comunisti e fascisti, sono nominati i Prefetti di Sassari e Cagliari, che eseguiranno alla lettera le direttive del Capo, soprattutto dal 3 gennaio 1925 quando "lui", con il duro discorso alla Camera, inizierà storicamente il regime fascista, fino al 25 luglio 1943.

E' indubbio, quindi, che Porcella-Pierazzuoli-Dolcetta, e gli uomini e le donne intorno a loro, avevano molto prima concepito-ideato-realizzato la redenzione del territorio Terralbese con i Sardi-bonificatori (solo essi fino al 1928) e i tecnici tutti liberamente occupati. I quali col regime fascista avevano dovuto convivere una volta diventato - ancorché autoritario - il Governo dello Stato Italiano. Là dove "convivere" aveva significato accettare e approvare il compimento degli atti dello Stato. Il fatto che la Bonifica fosse stata usata-come-propaganda, e con variazioni progettuali, nulla toglieva al merito della Legge Mussolini sulla Bonifica Integrale, anche se arrivava solo ne1928, e che trovava peraltro piena applicazione sulle terre dell'Agro Pontino, che - con Littoria (Latina) inaugurata nel 1932 - proseguiva, dopo Mussolinia di Sardegna, l'era delle città-nuove (città-di-fondazione).

Il "fenomeno Arborea" è il risultato non di una ma della Storia d’Arborea e della Bonifica del territorio terralbese cui essa apparteneva. La redenzione delle terre va difesa come valore condiviso dell'identità-della-Bonifica, pur se il "concetto di redenzione" non sempre ha coinciso con quello di solidarismo ed equità. Certo, i Terralbesi hanno forse pagato più di tutti il prezzo di una lacerazione della loro identità contadina che ha indugiato - dice Dolcetta - nell'individualismo, "scarsa inclinazione ad associarsi" gli fa eco Porcella - e nel rifiuto-della-fissazione-ai-poderi. I Veneti, beneficiandone, si sono giovati invece delle loro tradizioni rurali votate al collettivismo.

          


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A. Michele Angioni

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