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(di A. Michele Angioni)
Alfonso Giorda da Bosa
di Nuoro, classe 1877 famiglia di 10 persone, giunto il 26 marzo 1926 ad Arborea (allora Centro Agricolo Alabirdis), con un automezzo espressamente inviato a Boss per "prelevare il
prezioso carico", è il primo colono a firmare il Contratto di Mezzadria (perfezionato e in vigore dal 15 settembre 1928) con la Società Bonifiche Sarde (S.B.S.) titolare della
Concessione della Bonifica della Piana di Terralba, Stagno di Sassu e sue adiacenze (*)-"Il difficile cammino della redenzione delle terre.
Enrico Tamburin
da Bottrighe di Rovigo, classe 1863 - famiglia di 12 persone, secondo colono della Bonifica (1° Veneto) a firmare il Contratto di Mezzadria, giunge col nipote Mosè Tamburin
alla fine del 1927 per lavorare, "a giornata" e "a cottimo", allo sterro della canalizzazione dell'acqua irrigua del Tirso - nei pressi di Santa Giusta. Dopo sette mesi circa "in prova",
alloggiando in baracche-dormitorio, decide di trasferire tutto il nucleo famigliare dal Polesine ad Arborea (allora Villaggio Alabirdis, il 29 ottobre 1928 Villaggio Mussolini) e il
23 ottobre 1928 il suo Libretto Poderale può già raccontare lo scorrere della conduzione del podere 49/50 sulla strada 18-ovest a mare.
Al colono-sardo Alfonso Giorda ed al colono-veneto Enrico Tamburin
seguiranno Erminio Trombini con Quinto, Antonio e Giovanni; Marcello Pozzato col genero Erminio Nalli; Leonardo Bovolenta, Silvio Pavan, Luigi Bergamin, Giovanni Bernardi e via tutti gli
altri che accetteranno di insediarsi nei poderi della Bonifica, a mano a mano approntati dagli operai sardi.
Il 21 aprile 1936 saranno consegnati 49 nuovi poderi. I nuovi coloni, giunti da tutte le parti d'Italia, Sardegna compresa, prenderanno parte alla cerimonia
presieduta dalle Autorità locali e dal Ministro di Grazia e Giustizia Solmi (delegato anche per la celebrazione della ricorrenza del Natale-di-Roma).
Fra i 49 coloni, quindici sono Sardi, ma neanche un Terralbese o dei paesi limitrofi al comprensorio di Bonifica:
Giuseppe Camedda da Solarussa, Salvatore Deriu e Salvatore Manunta da Montresta, Salvatore Giorda da Tempio, Luigi Giuliani da Samugheo, Francesco Lai da Neoneli, Raimondo Lampis e Antonio
Zuddas da Arbus, Salvatore Masala da Bosa, Giovanni Meloni da Padria, Vito Mura da San Vito, Giovanni Obinu da Paulilatino, Salvatore Paba da Tramatza, Pietro Ruggiu da Gonnosfanadiga e
Luigi Vacca da Fluminimaggiore. Di questi, pochi sono rimasti.
La Colonizzazione Interna, che è il primo esperimento realizzato in Italia (R.D. 4 marzo 1926 n.440, poi RD 28
novembre 1928 n.2874, quindi R.D. 9 aprile 1931 n.358), e che associa l'opera dei "locali" a quella dei "continentali", prende inizio col sardo Alfonso Giorda (già esperto agricoltore per
anni di soggiorno all'estero) e dal 1927 con i Polesani-Veneti. La colonizzazione di questi avviene dopo la permanenza nella zona di Bonifica di 6-7 mesi di "ambientamento" (accordo
Giacone-Dolcetta, rispettivamente Prefetto di Rovigo e Presidente della S.B.S.) e con l'arrivo delle proprie famiglie e di altri coloni esperti, "scelti" dalla SBS sulla Penisola, per
occupare i poderi pronti o quasi ultimati dagli operai-sardi-bonificatori.
La S.B.S. si servirà dei
primi 150 Polesani di una speciale-banca-dati istituita dal Commissario per la Migrazione Interna e la Colonizzazione e comincerà un intenso flusso migratorio che, nel 1930, porterà Terralba
a raddoppiare quasi la popolazione con famiglie e singoli provenienti da varie parti d'Italia, oltre ai braccianti, operai e tecnici da tutta la Sardegna.
La preferenza per i continentali non sancisce la loro superiorità-tout court, ma è una scelta obbligata
(sono famiglie anche di venti individui di <indole non solitaria, ma votata al collettivismo> - dice l'ing. Giulio Dolcetta) per i progetti da realizzare, che non tollerano della gente sarda
l'estraneità a esperienze produttive incentrate su rapporti contrattuali di colonia e di mezzadria e, soprattutto, il radicato individualismo e la secolare reticenza a vivere isolata
in case sparse. Motivi, questi, per disertare i poderi e perdere purtroppo l'occasione (riscattata solo in parte negli anni 50/60 per la "fuga" dei continentali alle fabbriche del Nord) di
acquisire un patrimonio di conoscenze e di nuove tecniche da trasmettere al resto dell'Isola o, almeno, ai paesi circostanti per accelerare la tanto agognata trasformazione agraria. Dice
ancora Dolcetta: <...grave vizio dell'organismo-agricolo-sardo è quello di stare-sul-fondo il tempo strettamente necessario alla coltivazione, abbandonandolo per il ritorno al paesello, con
conseguenze inevitabili di tempo sottratto al lavoro utile, scarsa sorveglianza e diligenza, insicurezza delle campagne e danneggiamenti alla proprietà>. Insomma: <...a su Terrabesu no d'à
tirau a andai a fai su contadinu fissu in bonifica, scetti-sa-giorrunuada e torrai a bidda (il terralbese non era attirato dal fare il contadino fisso sui poderi della Bonifica.
Solo-la-giornata di lavoro e ritorno al paese.)> - affermano ancora oggi quelli che hanno toccato il secolo di vita, ma anche i novantenni e ottantenni, e non solo. Uno fra i tanti "giorrunuaderis",
Erminio Corrias (1916-2002), fra l'altro affermava che Terralbesi e Marrubiesi non hanno mai voluto allontanarsi dal paese se non per il tempo della giornata di lavoro e <dormire lontano da
casa era cosa rara. Altri sardi, che provarono a "fissarsi" al podere assegnato, rinunciarono alle prime difficoltà, ed anche perché non riuscivano ad avere quell'unità d'intenti e numero
sufficiente di persone adatte a svolgere i programmi ed i ritmi di lavoro propri del contadino-allevatore "a mezzadria".Solo agli inizi degli anni Sessanta i sardi, oggi allevatori al pari
dei continentali, (ri)cominciarono ad occupare i poderi liberi della Bonifica, ma non i Terralbesi o dei paesi limitrofi! Si deve principalmente a Porcella se la fame-atavica della
popolazione sparì di colpo fin dal 1919. Con i suoi progetti e la sua ostinata determinazione volle il risanamento del territorio alleandosi-con-gli-uomini-giusti (Pierazzuoli e Dolcetta,
ndr). La nostra gran felicità fu il lavoro per tutti e la possibilità di metter su casa e famiglia. Non credo che senza i continentali saremmo riusciti a vedere tutto questo benessere. I
Terralbesi hanno perso delle occasioni irripetibili>.
D'altra parte, non si può accettare la distorsione
della seguente frase di Felice Porcella, per farlo apparire in disaccordo con Dolcetta, tirando in ballo il "profilo umano diverso" indicando "nella figura del colono sardo" <... preferisce
il nostro contadino vivere dove sorge il suo Municipio e la sua Chiesa, dove è la sua Caserma dei Carabinieri e la Pretura, dove è la Scuola e l'Asilo, dove ha a portata di mano il Medico,
il Veterinario, la Levatrice e il Farmacista, dove può ogni giorno avere rapporti diretti colla Cassa Rurale, colla società operaia e dove magari nei giorni e nelle ore di riposo s'incontra
nella bettola e nei pubblici e privati ritrovi coi suoi compagni di lavoro, cogli amici e coi parenti...> (Satana, Interessi Isolani, in "Il Risveglio dell'Isola" - 14/8/1919.
Si era già ritirato a vita privata in Oristano). Lo affermava nel 1919 e Dolcetta aveva preso atto della realtà comportandosi di conseguenza per <...rendere possibile un contatto non
sporadico ma permanente fra le buone qualità di operosità, di disciplina e di temperanza degli elementi locali ed il maggior spirito di iniziativa e le più progredite conoscenze tecniche
degli elementi d'oltre mare, in una benefica armonia di intenti. Così la bonifica integrale, in terra di Sardegna, adempirà, oltre che a una funzione di risanamento igienico e di progresso
agrario, ad un altissimo compito di solidarietà sociale.> (G.Dolcetta, Bonifica e colonizzazione di Terralba in Sardegna, Tip.Fed.It. Cons.Agr. - Roma 1932).
<La preferenza per i continentali non vuol dire quindi loro superiorità> dice l'intellettualmente onesto
Lorenzo Braina nella sua Tesi di Laurea, 1996, Il Mito di Arborea tra Determinismi e Luoghi Comuni.., affermando ancora <E non è neppure questione di mentalità. Altri Sardi, in
prevalenza del centro-isola, negli anni cinquanta occuperanno i poderi "abbandonati" dai contrari-al-passaggio-dalla mezzadria-alla-proprietà. Si integreranno perfettamente nella struttura
economico-produttiva del paese, facendo parte di cooperative - ricoprendone anche le cariche - e condividendo con i continentali gravi problemi finanziari>.
Ma, "la situazione delle famiglie coloniche"
come si presentava agli attenti studiosi che trovarono utile e interessante conoscerla? Amedeo Zaccagnini nel suo "...Famiglie di mezzadri in Mussolinia di
Sardegna..." -Tip.Op.Romana, 1942, ringrazia per la collaborazione i curatori di monografie a cura dell'Istituto Nazionale di Economia Agraria, Prof dell'Ispettorato Compartimentale per
l'Agricoltura in Sardegna e dell'Istituto di Economia Politica e Agraria dell'Università degli Studi di Pisa e altri, e illustra nei particolari tale situazione anche ai fini di stabilire
un termine di paragone fra le condizioni di vita e di lavoro di queste con quelle tipiche dell'Isola. Si riferisce all'anno di indagine 1936 quando il numero di famiglie coloniche
presenti a Mussolinia assommano a 246 provenienti, come è stato spiegato, in massima parte dal Veneto e dalla Romagna. Lo scarso numero di famiglie sarde, si è detto, va posto in relazione
con le difficoltà di trovarne in Sardegna di molti elementi e di molti individui atti al lavoro, quali sono necessarie per la conduzione di un podere irriguo di 16 ettari.
La fase di avviamento del podere dei nostri primi coloni Alfonso
Giorda ed Enrico Tamburin, ma anche di tutti gli altri, prevede il rispetto di un contratto-per-i-primi-due-anni particolarmente favorevole per il colono, allo scopo di
garantirgli quel reddito che ben difficilmente potrebbe realizzare con il "tosto" Contratto di Mezzadria ("Mussolinia Arborea - La Bonifica della Piana di Terralba,
p.76, di a.m.a.- maggio 2004 - Pitiemme Editrice), nella fase iniziale ed in quanto dell'avviamento non si deve far carico al contadino, ma al proprietario (SBS) come una spesa gravante sul
Piano di Trasformazione. Questo fatto porta la S.B.S. e le Organizzazioni Sindacali ad accordarsi per distinguere i poderi in due categorie: a) quelli che hanno già raggiunto una struttura
ed una efficienza produttiva tali da consentire la piena attuazione della mezzadria; b) tutti gli altri. La convenzione stipulata precisa che i poderi/A devono avere: superficie sistemata e
irrigabile al cento per cento, superficie di prato irriguo al 40% della superficie irrigua e in condizioni tali da poter supplire al mantenimento del bestiame bovino in ragione di 4 q.li di
peso vivo per ogni ettaro.
La SBS rilascia del raccolto solo quei prodotti commestibili ed in quantità
sufficiente per il consumo annuo familiare, ritirando la rimanenza. Così, ad esempio, il grano ed il granturco eccedenti il consumo familiare sono conservati in appositi sylos con annesso
mulino, occorrenti per l'approvvigionamento della popolazione non-rurale del paese.
Il colono ha diritto gratuitamente ad 1/4 di litro di latte per ogni componente della famiglia di età inferiore a 12 anni e superiore ai 60 ed il latte
trasformato nel caseificio della SBS in formaggio e burro è venduto sulla piazza di Cagliari. Le uve sono vinificate in appositi locali. Il colono per la quota dei suoi prodotti che non
riceve direttamente viene accreditato dalla SBS in apposito conto corrente.
Il Servizio Sanitario è disimpegnato dal Medico Condotto, da una Levatrice alle dipendenze del Comune, da un Medico assunto dalla SBS che ha alle sue
dipendenze cinque Infermiere. All'uopo, funziona nel centro del paese una Farmacia ben fornita e l'Ospedale Carlo Avanzini, che dispone di 30 letti, completamente attrezzato con
criteri moderni. Le cinque Infermiere esplicano un lavoro di assistenza periferica recandosi ogni giorno, ognuna per la sua zona, o in bicicletta o in calesse, presso le famiglie dei
contadini; coadiuvano la Levatrice presso le gestanti e le puerpere; coadiuvano i Medici distribuendo pastiglie di Chinino o facendo iniezioni da essi prescritte; riferiscono sullo
stato febbrile degli ammalati.
L'Assistenza Spirituale si avvale della Chiesa Parrocchiale al centro
della Piazza principale che officia ogni giorno e, nei giorni festivi, nella Cappella di Luri è celebrata la S.Messa. Dal 1936 inizierà la grande Opera dei Salesiani.
All'Istruzione si provvede con cinque Scuole: Scuola di "Avviamento al
Lavoro": 1 classe mista con indirizzo agrario per la sezione maschile e con indirizzo industriale per la sezione femminile (materie letterarie, contabilità, economia domestica e lavori
femminili) - con sede nell' ex Comando della M.V.S.N. di fronte alla Caserma dei Carabinieri ; Scuola Elementare con 5 classi e 4 Maestri per 187 scolari, edificio inaugurato il 29 ottobre
1928, sulla Piazza principale; Scuola Elementare con 4 classi e 2 maestri per 96 scolari, edificio di Pompongias sulla strada 12-ovest; Scuola Elementare con 4 classi e 2 Maestri per 153
scolari, edificio di Luri sulla strada 6-ovest; Scuola Elementare con 2 classi ed un Maestro per 53 scolari, edificio di S'Ungroni sulla strada 25-ovest. Annesso alla Scuola d'Avviamento
funziona il Patronato Scolastico che assiste in media 60 alunni all'anno fornendo gratuitamente libri, pagella, tessera e quaderni a prezzo ridotto, e che aiuta anche le famiglie più
numerose facendo pagare ad esse solo i libri, la pagella e la tessera di iscrizione all'Opera Nazionale Balilla per i primi due figli, mentre ai successivi provvede il Patronato.
Il Fascio Maschile, il Fascio Femminile, l'Associazione delle Damine
di Carità, le Massaie Rurali, con i fondi sociali disponibili, provvedono all'assistenza degli ammalati, delle mamme e dei fanciulli e delle massaie, sia con soccorsi diretti, sia con
vestiario, sia con premi di incoraggiamento per chi tiene più pulita e in ordine la casa e con altri concorsi del genere. In tal modo, fra i meno abbienti e i più ordinati si vengono a
distribuire fra sussidi e premi complessivamente circa 20.000 lire all'anno. L'ONB assiste i piccoli nella loro preparazione fisica occupandoli nelle ore extra-scuola in esercizi all'aperto
e nell'ampia palestra nella Casa del Balilla. Funzionano regolarmente tutte le organizzazioni del Regime, la squadra di calcio dell'Unione Sportiva Mussolinia fondata nel 1933, vari giochi
di bocce e il Cinematografo aperto tre volte la settimana, frequentato specialmente la Domenica.
Definendo il luogo e la famiglia del primo colono Alfonso Giorda, definiamo ora più o meno anche le altre realtà
famigliari, fatte salve le differenze di ubicazione e caratteri del podere, Stato civile delle famiglie, Religione e abitudini morali, Igiene e Sanità, Categoria economica di appartenenza,
modo di esistenza della famiglia (alimenti e pasti, mobilia e vestiario, ricreazioni, storia familiare) e di usi e tradizioni che pian piano vanno progressivamente e pure culturalmente
interscambiandosi.
Catatteri del podere
- Il podere di Alfonso Giorda dista
km 1,900 dal centro di Mussolinia, km 10 dalla Stazione Ferroviaria chiamata Marrubiu-Terralba-Mussolinia cui si arriva con comodo servizio di autobus (la corriera, su postali). La
superficie del podere è di ettari 17,50, lorda di strade e fossi. così ripartita: ettari 0,92 di casa e resedi; 0,08 di orto; 1,50 di vigna; 7,60 di ladino; 4,20 di grano; 2,90 di granturco;
0,30 di arachidi; totale appunto ettari 17,50 più 2,20 di grano fuori podere per complessivi 19,70 ettari, che si svolgono adiacenti alla casa colonica, compresa la vigna. La corte-colonica
comprende locali di abitazione, granaio e fienile, stalla, concimaie, latrina, pollaio-porcile, pollaio, pozzo, aia.
- Al 1° gennaio 1936, le scorte-vive del podere sono costituite di: 2 buoi; 11 vacche di razza sardo-bruna; 2
vacche di razza sardo-modicana; 5 vitelli per un peso vivo globale di ql 79,70 pari a ql 4,5 circa di un peso vivo per ettaro. Durante l'anno vengono acquistati 4 buoi, 4 vacche, 2 vitelli e
nascono 11 vitelli. Di contro, vengono venduti 4 buoi, 3 vacche, 10 vitelli e 1 muore. Col risultato che alla fine dell'anno resta la medesima consistenza di bestiame, il cui valore-capitale
assomma a 24mila lire interamente anticipate dalla S.B.S.-
- Al 1° gennaio 1936, le
scorte-morte-fisse, di proprietà della S.B.S. e dote del podere, sono costituite di: 2 aratri; 3 erpici; 1 carro "a tombarella" (piano
ribaltabile); 1 carro a quattro ruote; 1 irroratrice; 1 tino; 3 botti; 1 bidone; 8 sacchi. Per un valore complessivo di 3.748,80 lire.
Alfonso deve rispondere di: 102 paratoie varie, in legno, per i canali di irrigazione; 1 timonella (carrozza-4 ruote, cavallo); 2 gioghi; 2 catene; 2 mastelli
(tinozze); ql 5 di fieno comune; ql 21 di fieno-trifoglio.
Stato civile della famiglia
- La famiglia di Alfonso, già
nel Centro Agricolo Alabirdis dal 26 marzo 1926 , abita la casa colonica (già blocchiera, riadattata) nel podere, dal 10 luglio 1929. Tutti i suoi membri dedicano il
lavoro alle cure del fondo. Un servo è impiegato per sopperire alla "esuberanza" del podere colmandone il fabbisogno.
- Composizione della famiglia: Alfonso Giorda - reggitore - 14/9/1877- unità-lavoratrice (ul) = 1,0 - unità consumatrice (uc) =
1,00; Severina Piras - moglie-massaia - 30/8/1889 - ul = 0,6 - uc = 0,75; Antonietta - figlia - 3/1/1908 - ul = 0,7 (anziché 0,6 perché lavora di più di una donna comune) - uc = 0,75;
Antonio - figlio - 18/8/1917 - ul = 1,00 - uc = 1,00; Onorato - figlio - 26/12/1919 -ul = 0,6 - uc = 1,00; Giuseppina - figlia - 4/3/1924 - ul = 0,3 uc = 0,75; Amelia - figlia - 27/9/1925 -
ul = 03 - uc = 0,75; Albino - figlio - 7/1/1928 - ul = / - uc = 0,75; Efisia - figlia - 23/3/1930 - ul = / - uc = 0,75; Maria Efisia - suocera - 10/6/1864 - ul = / - uc = 0,75; Giovanni -
servo fisso - 23/6/1910 - ul = 1,0 - uc = 1,00.
Religione e abitudini morali
- La religione è la
cattolica, né potrebbe essere altrimenti per un sardo. Tutti credenti, vanno regolarmente a messa ogni domenica e osservano scrupolosamente gli altri precetti della Chiesa. La massaia
accende regolarmente ogni venerdì una lampada votiva al Sacro Cuore di Gesù e, ad altri Santi, quando si senta la necessità di un intervento soprannaturale per superare delle difficoltà. E'
assolutamente sconosciuta la bestemmia. Si osserva l'obbligo di mangiare di magro e il riposo festivo (salvo per grandi faccende impellenti, perché per le contingenze straordinarie "Dio
perdona". Assenti le credenze superstiziose.
- In famiglia regna l'armonia ed il rispetto e l'obbedienza
verso i genitori. Stimato dalla Direzione SBS, Alfonso ha per essa un senso di grande rispetto e di riconoscenza. E, grazie a ciò, viene gratificato di un viaggio a Roma per ricevere dalle
mani del Duce un premio-di-colonizzazione ed essere fotografato con gli altri vicino a Mussolini. Il quale, in occasione della sua visita a Mussolinia il 9 giugno 1935 (racconta la massaia
commossa) il Duce medesimo visitava la casa colonica e gli toccava la mano. Ancora, Alfonso ottiene, il 21 aprile 1936, la Stella-di-bronzo-al-"Merito Rurale" - gelosamente e
orgogliosamente conservata.
- Alfonso ha prestato servizio nella Milizia Territoriale durante la Grande
Guerra ed è iscritto alla Sezione ex Combattenti ed al Fascio fino al 1925. Sua moglie fa parte delle Massaie Rurali e i figli fanno tutti parte delle organizzazioni giovanili di
Mussolinia.
Sanno leggere e scrivere e Giuseppina è iscritta al 1° Corso della Scuola d'Avviamento al
Lavoro. I libri per le letture sono quelli da messa. La parsimonia e la temperanza, doti del sardo, regnano in famiglia insieme con una spiccata tendenza al risparmio. Buona in genere
l'intelligenza, pur se il carattere riservato e chiuso, taciturno e tutt'altro che espansivo (del sardo) possa in un primo momento far pensare diversamente.
Igiene e servizio di Sanità
- La casa è tenuta abbastanza con ordine e pulizia. Anche la pulizia personale non lascia a desiderare. Gli uomini non vanno mai scalzi come fanno invece le
donne e i bambini nella stagione calda.
- Tutti i componenti la famiglia godono di buona salute. Non si
ricorre mai all'opera di empirici, ma si ricorre al Medico per gravi malattie, usufruendo dell'assistenza sanitaria già descritta.
Categoria economica cui appartiene la famiglia
- La famiglia conduce il podere a mezzadria. Il contratto è quello classico delle zone appoderate dell'Italia centrale e per esso la S.B.S. conferisce quasi
tutto il capitale di scorta e di anticipazione occorrente per la conduzione del podere, mentre il colono provvede solo ai piccoli attrezzi.
Modo di esistenza della famiglia
- Alimenti e pasti. Data la vicinanza del podere alla casa, i pasti si consumano sempre nella casa stessa, sulla tavola della cucina, senza tovaglie,
ma accuratamente mantenuta pulita. Si consumano tre pasti al giorno, nell'inverno alle ore 8, alle 12 e alle 18; nell'estate invece alle 7, alle 12 e alle 19. I giovani, tra il secondo e il
terzo pasto, intercalano la merenda. Caffè e latte al mattino, ma per ragioni di economia il caffè è un miscuglio in parti uguali di caffè e di ceci tostati. A pranzo, pane e minestra (a
base di pasta acquistata, con fagioli o ceci, o lenticchie), oppure patate in umido, o uova (2 a testa) e cipolle, o pomodori, o formaggio, oppure insalata. Per merenda, solo pane
eccezionalmente condito con formaggio. A cena, pane e minestra e, ma non sempre, vino. Un paio di volte la settimana, al secondo o terzo pasto, fa la sua comparsa la polenta condita con olio
o lardo e formaggio, e questo è un uso nuovo imparato dai sardi a Mussolinia, perché la polenta, prima, era un cibo sconosciuto. Il pane è fatto in casa con farina di grano tenero e si
conserva per 4-5 giorni. Il pranzo festivo è costituito di: pasta-asciutta condita con formaggio e conserva di pomodoro o direttamente con pomodoro nella stagione estiva , pane e vino;
oppure, minestra in brodo e carne lessa, o semplicemente carne di maiale o di pollo, in genere in umido. Si mangia carne finché dura quella del maiale ingrassato, dopo raramente si acquista,
salvo nelle grandi occasioni, e a meno che non si tratti di qualche vaccina infortunata e uccisa d'urgenza, che è passata alla bassa macelleria e quindi venduta a basso prezzo. Il pesce
fresco si mangia un paio di volte al mese, mentre non si fa uso di pesce salato o affumicato, né si fa uso di pepe, di aceto e altri condimenti ed anche l'insalata viene mangiata senza alcun
condimento ed anche senza sale. Un pasto delle grandi occasioni consta di pasta asciutta, di carne in umido e vino, ed è il caso della trebbiatura (durante la quale i contadini dei
poderi vicini si aiutano a vicenda, ma non vi è consuetudine di fare pranzi in comune. All'ora dei pasti ognuno fa rientro alla propria casa per mangiare), infatti, perché dovendosi
provvedere al macchinista e ai due imboccatori, il pranzo è completo. Quasi nullo però il consumo della frutta, sempre. E anche del vino si fa uso moderato.
- Abitazione, mobilia, vestiario. Le costruzioni delle abitazioni sono tutte nuove, igienicamente sane. La famiglia di Alfonso può disporre di:
Cucina con un armadio d'angolo del costo di L.15 + un tavolo L.50 + due panche L.10 + una stadera L.20 + una
brocca di coccio L.3 + otto bicchieri L.4 + dodici piatti in ferro smalto L.21 + ventiquattro piatti in terracotta L.24 + un tostacaffè L.5 + un macinacaffè L.4 + una caffettiera L.5 + una
pentola in alluminio L.20 + una pentola in ferro smalto L.18 + un tegame in alluminio L.9 + un tegame in ferro smalto L.11 + tre colabrodi L.10 + un grattacacio L.1 + un tegamino L.1 +
ventiquattro cucchiai L.24 + ventiquattro forchette L.24 + dodici coltelli L.12 + un ferro da stiro L.4 + un paniere L.2. Totale L.297.
1° vano (Alfonso e Severina) con un letto matrimoniale in legno (tipo sardo decorativo) L.200 + un comodino
L.100 + un canterale (o cassettone) con specchio L.100 + un tavolo L.25 + cinque sedie L.40 + una macchina da cucire L.300 + una sveglia L.30 + un crocifisso L.8 +sette oleografie a soggetto
sacro più o meno grandi in cornici sotto vetro L.200 + cinque ritratti di familiari e ingrandimenti L.80 + due tendine di filet L.15 + un lume a petrolio L.12 + una bugia L.2 + una palma
pasquale L.2. Totale L.1.114.
2° vano (Antonietta,
Giuseppina, Amelia, Efisia, Maria Efisia) con un letto in legno L.200 + un lettino in ferro (tipo ospedale forniti dalla SBS, come gli altri in ferro) L.80 + un comodino L.50 + due sedie
L.14 + una cassa L.15 + un attaccapanni L.5 + un lume a petrolio L.12 + una bugia L.0,50 + un crocifisso L.5 + cinque quadri sacri L.10. Totale L.391,50.
3° vano (Antonio, Onorato, Albino) con un lettino in ferro L.60 + un lettino in legno, con tiretti sotto, L.120
+ due sedie L.14 + due biciclette L.300 + una bugia L.0,50 + quattro quadretti sacri L.8. Totale L.502,50.
4° vano (dispensa) con una cassa L.21 + un tavolo per preparare il pane L.40 + dieci tra cesti e canestri di giunco
L.60 + tre setacci L.30 + letto dote Antonietta L.270 + comodino dote Antonietta L.100. Totale L.521.
5° vano (cantina) con tre botti L.60 + sei damigiane L.180 + due seghe L.12. Totale L.252.
6° vano (camera servo) con due brande in ferro L.80. Totale L.80.
7° vano (granaio) con due casse per conservare il grano L.80 + sette canestri vari L.40. Totale L.120.
Vestiario per:
-
Alfonso - due vestiti da festa L.400 + due da lavoro L.180 + quattro flanelle invernali L.40 + quattro flanelle estive L.24 + sei camicie L.88 + sei paia di mutande L.42 + quattro
berretti L.36 + sei paia di calze L.15 + tre paia di scarpe L.100 + due paia di stivali di gomma L.60 + dodici fazzoletti L.12 + due orologi L.100 + un fucile L.100 + una chitarra L.100.
Totale L.1297.
- Severina - tre vestiti da festa L.190 + due vestiti da lavoro L.40 + quattro
sottane L.30 + due flanelle L.16 + due giacche L.10 + quattro camicie L.48 + due paia di scarpe L.53 + tre paia di calze L.10 + quattro fazzoletti L.4 + un paio di orecchini d'oro L.50 + un
anello d'oro L.50. Totale L.501.
- Antonietta - tre vestiti da festa L.75 + due vestiti da casa
L.30 + due flanelle L.16 + quattro paia di mutande L.20 + due sottane L.10 + quattro camicie L.40 + quattro fazzoletti L.4 + tre paia di calze L.10 + due paia di scarpe L.53 + due sciarpe
L.95 + un soprabito L.30 + un paio di orecchini d'oro L.50. Totale L.433.
- Antonio - due vestiti
da festa L.175 + due da lavoro L.180 + due flanelle L.15 + quattro paia di mutande L.20 + cinque camicie L.66 + due berretti L.9 + sei fazzoletti L.6 + quattro paia di calze L.10 + due paia
di scarpe L.70. Totale L.551.
- Onorato - due vestiti da festa L.175 + due da lavoro L.180 + due
flanelle L.15 + quattro paia di mutande L.20 + cinque camicie L.66 + due berretti L.9 + sei fazzoletti L.6 + quattro paia di calze L.10 + due paia di scarpe L.70. Totale L.551.
- Giuseppina - tre vestiti da festa L.60 + due per casa L.24 + due flanelle L.15 + tre camicie L.15 + quattro paia di mutande L.8 + quattro paia di
calze L.10 + due paia di scarpe L.38 + due sciarpe L.35 + quattro fazzoletti L.4 + orecchini L.30. Totale L.239.
- Amelia - tre vestiti da festa L.60 + due per casa L.24 + due flanelle L.15 + tre camicie L.15 + quattro paia di mutande L.8 + quattro paia di calze
L.10 + due paia di scarpe L.38 + due sciarpe L.35 + quattro fazzoletti L.4 + orecchini L.30. Totale L.239.
- Albino - due vestiti da festa L.85 + due da lavoro L.30 + due flanelle L.10 + due camicie L.15 + due paia di mutande L.8 + due berretti L.7 + tre
paia di calze L.7 + due paia di scarpe L.35 + due fazzoletti L.2. Totale L.199.
- Efisia -
quattro vestitini buoni L.60 + due vestitini da casa L.12 + tre camicie L.12 + tre flanelle L.10 + quattro paia di mutande L.8 + quattro paia di calze L.8 + due paia di scarpe L.26 + due
berrettini L.8 + quattro fazzoletti L.4 + un paio d’orecchini d'oro L.25. Totale L.173.
- Maria
Efisia (suocera) - un vestito da festa L.25 + due da casa L.40 + quattro camicie L.40 + una sottana L.8 + due fazzoletti da testa L.15 + due paia di scarpe L.35 + due paia di calze L.6.
Totale L.169.
Biancheria da letto: dodici lenzuola L.396 +
otto coperte L.325 + una coltre L.25 + sei federe L.24 + cinque coperte di lana L.125 + quattro coperte di cotone L.100 + tre coperte di filo di scozia L.225 + quattro coperte di tela L.140
+ dieci tovaglioli L.40. Totale 1.400.
- Ricreazioni. I
divertimenti e gli svaghi sono ben pochi e semplici: quattro chiacchiere alla domenica sul piazzale della Chiesa; non frequentano osteria o bettola. I due figli maggiori vanno qualche volta
al cinema di Mussolina e i genitori vanno a sentire le recite delle bambine, organizzate una volta l'anno dalle maestre di scuola. D'estate, tre o quattro volte e lavori permettendo, la
famiglia si reca alla spiaggia, a circa km tre, sul carro ricoperto da un gran lenzuolo trattenendosi tutta la giornata: i giovani fanno il bagno e babbo Alfonso si diletta a suonare la
chitarra che a Bosa lo aveva reso famoso, ma non a Mussolinia a causa del poco tempo a disposizione (ad Antonio ha insegnato a suonarla, ma egli non ha alcuna passione). In famiglia non si
praticano esercizi fisici o sportivi e i giovani si adattano con poco entusiasmo a quelli svolti dalle organizzazioni del Partito cui sono iscritti. Non si fa uso di liquori e nessuno,
tranne il servo, fuma.
- Storia della famiglia. Alfonso
nasce a Bosa dove si dedicherà "da sempre" ai lavori della terra. All'età di trent'anni, nel 1907 convola a nozze, ha una figlia e resta vedovo. Ma si risposa il 14 dicembre del 1912 con
Severina Piras. Emigra in America Latina con la speranza di far fortuna e vi rimane dal 1913 a tutto il 1916 lavorando a Buenos Aires e a Montevideo come agricoltore e cementista, riuscendo
a portare a casa circa 28mila lire. Dopo aver prestato servizio militare per un anno, cerca di bonificare, in società con due amici, alcuni terreni paludosi di Bosa, ma in tale impresa vede
sfumare tutti i suoi risparmi. Tenta di nuovo la fortuna recandosi, nel 1922, in Francia e quindi in Belgio riuscendo a raggranellare circa 9mila lire. La nostalgia della famiglia lo riporta
a Bosa dove permane fino all'anno 1926 quando viene "prelevato" dalla S.B.S. con destinazione Bonifica di Terralba-Mussolinia-Arborea. Prima di diventare il primo colono-mezzadro - racconta
sua figlia Giuseppina in Arborea -<... mio babbo fa l'avventizio-bracciante e come esperto agricoltore dirige altri braccianti che affluiscono al Centro Agricolo Alabirdis dove
abitiamo fino al luglio del 1929 un appartamento a fianco della casa del Fattore, occupata dal dott. Ottavio Gervaso Direttore della Tenuta di Tanca del Marchese. Il quale, visti il
dinamismo e l'esperienza del babbo, gli propone di condurre il podere che ancora oggi nel duemila appartiene ai Giorda...>. Tutti i componenti la famiglia si sono sempre dedicati al podere,
ma essendo, come si è detto, insufficiente la forza complessiva, è stato necessario ricorrere all'aiuto di un servo-fisso che vive con i familiari e, oltre al vitto, riceve un salario
mensile di 70 lire. Con quest’ aiuto il podere è regolarmente condotto e il capoccia nell'anno 1936 trova anche il tempo di fare carreggi per conto della Società Bonifiche Sarde.
(*) - IL DIFFICILE CAMMINO DELLA PRIMA REDENZIONE DELLE TERRE
La Mussolinia del sardo Alfonso Giorda e del veneto Enrico
Tamburin sarà un "piccolo gioiello" nella realtà economica sarda d’arretratezza e di povertà, ma la Bonifica non riuscirà a ripetere in altro luogo, nonostante finanziamenti
consistenti, la redenzione della terra e la trasformazione agraria generalizzata, quale aveva pensato e programmato l'Avvocato-Sindaco-Deputato
- Felice Porcella, ideato e progettato - con la supervisione del "re dei laghi" ing. Angelo Omodeo - il suo
collega-amico Avvocato
- Antonio Pierazzuoli e
immediatamente realizzato l'Ingegnere Veneto Amministratore Delegato della Società Bonifiche Sarde
- Giulio Dolcetta.
La concessione della Bonifica è sancita da un
iter-progettuale-legislativo, auspice il Deputato-Assessore del Comune di Terralba Felice Porcella, dal Decreto Luogotenenziale n.1256 dell'otto agosto 1918 (integrato poi dal decreto 23
marzo 1919 n° 461). Il Decreto autorizza il Governo a concedere l'esecuzione d’opere di bonifica atte anche al trasporto d’acqua irrigua: un provvedimento d’importanza decisiva per tutte le
bonifiche sarde progettate o in esecuzione. Il 5 ottobre 1918, infatti, Antonio Pierazzuoli presenta il suo Progetto (Piano di Bonifica dell'Oristanese), ideato su
ispirazione-affidamento di Felice Porcella (che ha già presentato dal luglio 1914 una proposta di legge), al Ministero dei LL.PP.
Il Progetto-Pierazzuoli era stato spedito il 16 febbraio 1918 a Giulio Dolcetta che, il 24 dicembre 1918, lo farà acquisire dalla S.B.S., costituitasi il
giorno prima, per 150mila lire (Verbale seduta del 16 gennaio 1919). Ovviamente, Dolcetta lo aveva fatto analizzare dall'ing. Angelo Omodeo il quale - pur apprezzandolo - ne condizionerà la
realizzazione alla necessità di provvidenze speciali quasi interamente a carico dello Stato trattandosi di opere d’interesse Nazionale. Dolcetta e Omodeo, in accordo con gli ingg. Scano,
s’impegnano a completarlo con modifiche e migliorie come Progetto di larga massima della Bonifica della Piana di Terralba, contenente linee generali e direttive di tutta l'opera, da
presentare al Governo con una nuova domanda-di-concessione in sostituzione delle richieste di Pierazzuoli al Ministero dei LL.PP. del 5 ottobre 1918.
Il Pierazzuoli resta consulente privilegiato in quanto inventore-progettista (assunto per 12mila lire annue per dieci anni) della S.B.S., che, nel frattempo,
ha acquisito un'area dell'estensione complessiva di 7.877 ettari e inoltra, il 12 febbraio 1919 al Ministero dei LL.PP., la nuova domanda di concessione di "Bonifica della Piana di Terralba,
Stagno di Sassu e sue adiacenze", con il Progetto Sommario e Relazione a cura di Angelo Omodeo. Il successivo 26 febbraio sono presentati, con qualche anticipo, i progetti stilati da
Dionigi Scano (Direttore Generale della Bonifica): al Ministero dell'Agricoltura un progetto completo di bonificamento dei terreni della SBS con richiesta allo Stato di un mutuo di favore di
34milioni di lire e al Ministero dei LL.PP. un mutuo di 7milioni per il 1° Lotto riguardante la deviazione del Rio Mogoro (finanziamenti erogati con Decreto 10 dicembre 1919 n. 5895).
Intanto che Felice Porcella (non rieletto al Parlamento), con lettera del 29 marzo 1919 (ratif.Cons.Comunale con Delib. 22 luglio 1919 n. 5), rassegna,
inspiegabilmente, le proprie dimissioni da Assessore (non indica alcun motivo), si dà inizio al disboscamento di Linnas e alla coltivazione dei terreni della SBS cominciando dai 632 ettari
di Tanca del Marchese (Tenuta di Terralba), diretta dall'ing. Ottavio Gervaso espressamente incaricato da Dolcetta. Quest'ultimo avvia così, con decisione, la fase operativa della Grande
Bonifica installando il "Quartier Generale" della Società nella riadattata ex Cascina del Marchese nella Tanca omonima, unica costruzione del vasto comprensorio bonificando. Che Dionigi
Scano, incaricato dallo stesso Dolcetta, sta sottoponendo ad intensi studi e rilievi, fra mille difficoltà ambientali e interessanti la vastissima area del risanamento, che
culmineranno:
- il 18 giugno 1920, con il 1°
Progetto Completo di Bonifica di cui si chiederà subito il riconoscimento di "zona costituita" (domanda datata 19 giugno 1920 e, successivamente, il 22 giugno già in possesso del Ministero
dell'Agricoltura). Il Decreto 6 ottobre 1921 n.1619 estenderà le disposizioni del Testo Unico 10 novembre 1905 n.647 delle leggi sull'Agro Pontino alla zona costituita dei territori dei
Comuni di Terralba-Marrubiu-Santa Giusta. La zona interessata di 10,400 ettari circa - recita il Regio Decreto firmato Vittorio Emanuele, Racconigi 16 ottobre 1921 - comprende lo Stagno di
Sassu ed i terreni sulla linea di confine tra Terralba e Santa Giusta e Marrubiu a Est, terreni fino all’abitato di Terralba e da Sud di Terralba fino zona Nord della Palude Sa Ussa e
da zona Sud di questa per le regioni di Linnas e Fossadeddu fino allo stagno di San Giovanni-Marceddì, quindi terreni ad Ovest fino al mare;
- il 25 settembre 1920, con il Progetto Generale di Massima, modificato il 10 agosto 1921 (Relazione a firma di Dionigi Scano), con un comprensorio
ammontante a 18mila ettari comprendenti 11.452 ettari nel territorio di Terralba; 3.498 in quello di Marrubiu; 346 di Arcidano; 1.784 di Uras e 920 di Santa Giusta;
- il 31 ottobre 1920, con il Progetto Esecutivo 1° Lotto dei lavori (lire 12.883.923,49);
- il 30 ottobre 1921, con l’approvazione di quei progetti e il via immediato alla deviazione del Rio Mogoro;
- il 16 novembre 1921, con la richiesta al Ministero dei LL.PP. per la concessione di opere di bonificamento nel comprensorio di Terralba, nel campidano di
Oristano, a Santa Giusta, San Vero Congius e Palmas Arborea: ettari 9.617 a sinistra del Tirso;
-
il 10 dicembre 1921, con il Piano Esecutivo dei Lavori che, finalmente, imprime il pieno ritmo per la realizzazione di tutti i progetti legati a quella Bonifica fortemente voluta da
Porcella e dalla popolazione di Terralba;
- il 3 febbraio 1922, con il perfezionamento del rapporto
tra Ingegneri Scano e Ingegner Giulio Dolcetta, il quale affida a Dionigi Scano la Direzione Generale Tecnica della Bonifica della Piana di Terralba e dei lavori relativi all’arginamento e
alla deviazione del Rio Mogoro;
- il 27 marzo 1922, con il D.M. n.1605 che sancisce l’accoglimento
della richiesta del 16 novembre 1921, rendendola esecutiva;
- il 7 settembre 1922, con la concessione
(contratto Ministero Economia Nazionale) di un primo mutuo per l’esecuzione dei lavori della fase iniziale e per la costruzione delle prime 6 Grandi Aziende: Tanca del Marchese,
Alabirdis, S’Ungroni, Pompongias, Torrevecchia e Linnas;
- il 30 settembre 1922, con la prima Relazione sulla sistemazione e deviazione del Rio Mogoro su un percorso di km 16,500: 3 cantieri (Uras, Pauli Annuas e
Terralba);
- il 7 ottobre 1922, con la costituzione della Società Sarda Costruzioni (SSC) come "longa
manus" della SBS, a presiederla il cognato di Dolcetta ing. Carlo Avanzini, con lo scopo di portare ad esecuzione i lavori di bonificamento agrario e l'irrigazione;
- il 4 dicembre 1922, con la domanda di Dolcetta per la concessione della Bonifica di Santa Giusta;
- il 18 dicembre 1922, con il buon esito dell'impianto a Tanca del Marchese (di Villahermosa) dei vigneti e di un campo sperimentale agrario (progettato da
tecnici esperti, le cui divisioni geometriche formano oggetto di suggestiva curiosità, di stupore e di studio) con il passaggio dell'aratura a buoi all'aratura elettrica, che favorisce gli
ambiziosi progetti di Dolcetta tesi al recupero di circa 20mila ettari delle terre affacciate sul Golfo d’Oristano, per creare una grande e moderna Azienda Agroirrigua. E ciò si dimostrerà
la più proficua iniezione di fiducia e di benessere per le popolazioni dei paesi vicini e anche il primo mirato invito alla <...ruralizzazione dei terreni acquitrinosi dove, a causa degli
anopheles presenti in grandissime quantità, è quasi impossibile qualsiasi forma di presenza umana> (come recita il Regio Decreto 23 marzo 1910).
E' a questo punto che, alla fase-Giolittiana dei Cocco Ortu, dei
Nitti, dei Turati, degli Omodeo, dei Porcella, con la riuscita sinergia dell'incontro tra Politica, Tecnica Ingegneristica e Finanza, si sostituisce quella del Fascismo con l'irruzione sulla
scena politica italiana dell'uomo che influenzerà (auspici il suo essere ruralista e le sue leggi) la Bonifica in atto da quasi cinque anni modificandone - per un certo aspetto - l'impianto
originario. Nondimeno, con un approdo tutt'altro che negativo, rispondente, per altri versi, al credo-mussoliniano. Nel momento, difatti, in cui il Fascismo iniziava la fase d’espansione
emergevano i temi che sarebbero diventati preminenti nell'azione di governo: la radicale ruralizzazione delle terre spopolate, sempre presente nelle riflessioni del "Socialista" Mussolini.
Il 24 novembre 1922, colui che sarà il DUCE d'Italia per un lungo ventennio ottiene dalla Camera i Pieni Poteri in materia economica e amministrativa e, con la conseguente Legge 3
dicembre 1923, la stessa Camera viene quasi del tutto esautorata.
In Sardegna intanto, in un clima di
continue violenze fra comunisti e fascisti, sono nominati i Prefetti di Sassari e Cagliari, che eseguiranno alla lettera le direttive del Capo, soprattutto dal 3 gennaio 1925 quando "lui",
con il duro discorso alla Camera, inizierà storicamente il regime fascista, fino al 25 luglio 1943.
E'
indubbio, quindi, che Porcella-Pierazzuoli-Dolcetta, e gli uomini e le donne intorno a loro, avevano molto prima concepito-ideato-realizzato la redenzione del territorio
Terralbese con i Sardi-bonificatori (solo essi fino al 1928) e i tecnici tutti liberamente occupati. I quali col regime fascista avevano dovuto convivere una volta diventato - ancorché
autoritario - il Governo dello Stato Italiano. Là dove "convivere" aveva significato accettare e approvare il compimento degli atti dello Stato. Il fatto che la Bonifica fosse stata
usata-come-propaganda, e con variazioni progettuali, nulla toglieva al merito della Legge Mussolini sulla Bonifica Integrale, anche se arrivava solo ne1928, e che trovava peraltro
piena applicazione sulle terre dell'Agro Pontino, che - con Littoria (Latina) inaugurata nel 1932 - proseguiva, dopo Mussolinia di Sardegna, l'era delle città-nuove (città-di-fondazione).
Il "fenomeno Arborea" è il risultato non di una ma della Storia d’Arborea e della Bonifica del territorio terralbese cui essa
apparteneva. La redenzione delle terre va difesa come valore condiviso dell'identità-della-Bonifica, pur se il "concetto di redenzione" non sempre ha coinciso con quello di
solidarismo ed equità. Certo, i Terralbesi hanno forse pagato più di tutti il prezzo di una lacerazione della loro identità contadina che ha indugiato - dice Dolcetta - nell'individualismo,
"scarsa inclinazione ad associarsi" gli fa eco Porcella - e nel rifiuto-della-fissazione-ai-poderi. I Veneti, beneficiandone, si sono giovati invece delle loro tradizioni rurali votate
al collettivismo.