Autore:
A.Michele Angioni
 

L'ARBOREINO:Mussolinia-Arborea
BONIFICA DELLA PIANA DI TERRALBA

   

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l'altro libro:
720 pagine
sulla
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della
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ARBOREA

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 Arborea:quale identità ?


TANCA DEL MARCHESE CITTADELLA MUSEALE  DELLA BONIFICA  (Proposta di A.Michele Angioni su L'Arboreino p.529 e nuova edizione p.645) L'unione dei tre Comuni intorno alla Tanca del Marchese (giurisdizione di Terralba) agevolerebbe sicuramente la realizzazione di una Cittadella Museale della Bonifica  per recuperare alla Memoria Storica gli anni cruciali del risanamento del territorio tra il Monte Arci e il Golfo di Oristano, interessante ARborea-Terralba-MArrubiu. Tanca del Marchese perchè lì insisteva l'unico manufatto esistente in tutto il comprensorio, già Cascina del Marchese di Villahermosa, al centro dei tre Comuni, dove la Società Bonifiche Sarde (SBS concessionaria dell'impresa bonificatoria) fissò per dieci anni il "Quartier Generale" (Sede Logistica e Operativa), dal 1919 al 1929. In quel Centro Sperimentale prese l'avvio, da parte del demiurgo Giulio Dolcetta la realizzazzione di un'opera ancora oggi ineguagliata, e furono subito - oltre al riadattamento della Cascina del Marchese - costruiti i primi-magazzini, le prime abitazioni. la prima-stalla, la prima-cantina, il primo-caseificio, la prima-cabina-elettrica, il primo-serbatoio-acqua-potabile, il primo-rimboschimento, il primo-imbottigliamento del vino Trebbiano e Sangiovese, eccetera. Oggi quegli spazi pregni di Storia sono un luogo anonimo e senza identità. (E' in corso anche il provvedimento per ridare al luogo il giusto nome Tanca del Marchese). La Riunione di martedì 21settembre 2004 presso l'E.R.S.A.T. di Oristano, a presiederla il Direttore Dr. Marcello Onorato, presenti i responsabili Ersat di Arborea, Dr. Alberto Manca e Dr. Roberto Fraleone - il Sindaco di Terralba, Dr. Giampietro Pili, promotore della iniziativa - A.Michele Angioni autore de L'Arboreino, e della proposta, è servita a fecondare l'idea e a dare l'avvio al suo stato-di-gestazione. Il Sindaco di Terralba sostiene l'idea della cittadella-museale mettendo subito a disposizione una congrua somma di denaro se l'ERSAT cederà gratuitamente le sue proprietà fatiscenti. Seguirà l'accordo con Arborea e Marrubiu. Il Direttore dell'ERSAT si mostra molto interessato alla proposta e vuole appoggiarla con vigore, impegnando i colleghi di Arborea per preparare la situazione dei propri beni. Il Sindaco di Terralba farà sviluppare un Progetto apposito con ampia relazione da sottoporre alla Presidenza dell'ERSAT di Cagliari. INTERVENTI, per la Conoscenza, Salvaguardia e Valorizzazione del patrimonio di risorse storiche e culturali: - adeguamento del Centro agricolo Tanca del Marchese per visite guidate e non, percorsi pedonali e cartellonistica, punti di ristoro, servizi igienici, sosta; - come tipologie la ristrutturazione, il completamento, l'ampliamento e allestimento edifici per: Museo Fotografico Permanente, Museo Utensileria d'epoca, Museo Attrezzi e Mezzi Agricoli, Sala Convegni, Aree Manifestazioni, Parco Giochi e Campo Bocce per bambini e anziani, Chiesetta Sant'Antonio (già esistente), Parcheggio lungo il canale d'irrigazione nei pressi del Campo di Calcio. (a.m.a. 24 settembre 2004)

 

 

 

ARBOREA, QUALE IDENTITA ?

QUALE IDENTITA' STORICA di Arborea ?
<<(...) il Villaggio ha cancellato ogni traccia della sua storia breve, si è aperto al mondo per appiattirvisi. (...) Anche la TOPONOMASTICA ricorda gli eventi della grande storia. C'è un'invasione di eroi sconosciuti, una violenza al luogo che, per nobilitarsi, si è dato un nome le cui assonanze richiamano gli splendori dell'antico bosco. (...)>>. Così Bachisio ZIZI ne "il cammino spezzato" (p.213) - Cosarda 1994. E infatti è con infinita malinconia che osserviamo la Toponomastica arboreina in cui si disgrega l'identità storica, si dissolve la memoria, si annulla il richiamo di ricordi, di sentimenti, di eroi conosciuti. Ci restano le fotografie, a offrirci però una immagine ferma dell'incanto che non c'è più: i siti antichi da Othoca a Neapolis, da Monte Arci al mare, i paesaggi, le opere, le borgate. Oggi aggrediti da orrori edilizi, da offensivi restauri, da degrado e Bruttezza. Dopo la Moltiplicazione dei Pani di Filippo Figàri, nella Chiesa di Cristo Redentore, quale altra pittura per far continuare a vivere l'incanto delle cose perdute? - Si era iniziato così bene con: -via Angelo Omodeo, piazza Giulio Dolcetta, via Felice Porcella, via Paolo Ferraris, via Camillo Barany, piazza Filippo Figàri, via Veneto, via Venezia, via Emilia, via Bologna, via Romagna, via Toscana, via Firenze, (?). Ma tant'è, la cattiva editoria (targhe, monumentini, vie, piazze, scritti, ecc.) ha impresso e continua a imprimere la "sua memoria"! E ciò non conduce a individuare quella identità che significa appartenenza e attaccamento al proprio territorio. Come accettare l'assenza di vie o piazze che ricordino Antonio Pierazzuoli (ideatore del Piano Generale della Bonifica), Dionigi Scano (quanti sanno e perchè le Sc.Medie sono intestate a suo nome?), Ottavio Gervaso, Paolo Melis, Severino Cotza, Flavio Mosca, Emilio Testa, Flavio Scano, G.Battista Ceas, Giuseppe Chiardola, Luigi Savi, Renato Mesirca, Alfredo Boscherini, Augusto Parrella, Alfonso Giorda, Enrico e Mosè Tamburin, Luigi Smania, Ernesto Ucci, A. Anfossi, E.Pettinau, Rino Giuliani, Piero Casini, Suor Giuseppina Torriani, Don Candido Bonomelli, Don G.B.Gasbarri, Lea Generali, Tirso, Rio Mogoro, Sassu, Terralba, Marrubiu, Santa Giusta, Pauli Luri e Longa, Pauli Estius e Arba, Friuli, Rovigo,Vicenza, Mantova, Bottrighe, Fonte Figu e Rio Sant'Anna, Porto Tolle, Adria, Contarina, Oderzo, Piombino, Spresiano, eccetera? Finchè si agirà come vuole la mentalità dominante, che viene assunta a pensiero comune, in che modo potranno farsi strada identità e memoria storica: vero patrimonio della Bonifica? 

E vado col pensiero alla fanciullezza degli anni quaranta: la guerra molto lontana dalla nostra perenne primavera come se non fosse mai iniziata, quella barbarie. La natura era con noi, un Eden da privilegiati! Ma questa dolcissima memoria non basta a ridurre l'ansietà, a scacciare il tormento della primavera che lentamente finisce. Il benessere raggiunto contrasta con l'inverno dei cuori. Forse non tornerà più la primavera, ma perchè non istituire "Giorno della Memoria", invece che effimeri anniversari? Ogni anno dal 1997, in Arborea, si susseguono convegni mirati poco frequentati, caratterizzati dall'assenza di partecipanti indigeni e rappresentanti dei paesi limitrofi. Disinteresse? Crisi culturale? Modus operandi a senso unico riduttivo e/o mal recepito? - Gli addetti-ai-lavori, pur illustrando il periodo della genesi della Bonifica mettendo in luce la riuscita sinergia della triade costituita dall'incontro di Finanza-Tecnica ingegneristica-Politica, trascurano il "punto zero" da cui far partire ogni serio ragionamento: fissando date e accadimenti fondamentali del Concepimento -Gestazione-Nascita della creatura di Porcella-Pierazzuoli-Dolcetta. E sui mass media è un fiorire rigoglioso di "storie di campanile", di "verità vere", di "usurpazione di meriti e virtù", di "migliaia di deportati politici come operai-schiavi", di "solo coloni veneti artefici di Arborea", di "piccole patrie-terra promessa-sogni infranti", di "restauri di monumenti dopo pesanti manipolazioni, scempio e degrado", di "realizzazione di processi di miglioramento fondiario delle terre anche con solo Terralbesi", di "piani per smembrare Arborea", di "scippi fascisti e complotti contro Terralba", di "Sindaci in pectore che risvegliano l'orgoglio cittadino per sanare espropri subìti", eccetera-eccetera-eccetera. Sulla valutazione dei fatti pesano purtroppo, come macigni, pregiudizi che nulla producono se non proposizioni fantasiose e surreali. Forzatura di pochi, per fortuna. Per altri versi, quando l'imparzialità si offusca e da essa discendono imprecisioni ed equivoci a causa appunto di pregiudizio ideologico e politico, o per conoscenza parziale, per puntiglio, per accanimento e/o presunzione culturale, i cocci sono sicuramente del "povero lettore comune". Il quale, con l'accentuazione del fermento in atto, subisce pezzetti incomprensibili di storia, luoghi comuni, ciance metafisiche, personalissimi malumori ispirati alle citate becere ideologie, che portano a interpretazioni del passato attraverso concezioni politiche e sociali del presente: intollerabili ingredienti per la storiografia. E non si può accettare il tentativo di conculcare anzi di annullare il sentimento di genuina voglia di sapere che rifiuta giudizi e analisi intrisi di anacronismo, stereotipi, aspetti e scenari irreali e anche semplificazioni a rischio distorsione di una memoria storica con cui confrontarsi per meglio capire il presente. Il "fenomeno Arborea" è il risultato delle condizioni antecedenti la bonifica del Terralbese, o con essa concomitanti, che la fanno essere unica e non un'altra. Perchè priva di radici storico-sociali, ancorchè in possesso dei propri valori fondanti che le permettono di esistere e che sono identificabili con i personaggi (eroi conosciuti) e con la popolazione eterogenea consapevoli di sè: tutti interpreti della particolare storia zeppa di fatti memorabili, nello scenario drammatico di un vasto territorio da risanare. Quindi una identità dai valori comuni nella lingua, nei "campanili" e soprattutto nell'attaccamento alla terra vecchia-nuova, che ha principiato novella discendenza e sana stirpe: nuova gens che, nella sua diversità, ha fatto e fa grande e ricca Arborea <<(...) che offre e diffonde benessere economico di portata nazionale (...)>> (ha "ammesso" qualcuno). 
Is Pollesanus (i veneti-polesani), e via via tutti gli altri, hanno finito per "dominare" gli antichi feudi dei Marchesi di Villahermosa e d'Arcais e sarà impossibile cambiare questa realtà: il loro legame con il loro passato è ormai consolidato ed è il nucleo della loro dotazione per l'esistenza, che renderà sempre possibile la realizzazione della vita di ciascuno. Dall'inizio-reggenza (1895) del Comune di Terralba da parte di Porcella, ispiratore del Piano ideato da Pierazzuoli, e dal reale inizio (1919) nella Tanca del Marchese, voluto da Dolcetta (dopo regolare acquisizione di circa 8mila ettari di terre), della "Bonifica della Piana di Terralba, Stagno di Sassu e sue adiacenze" e dagli eventi intorno ad essa (di cui forse ancora mancano gli effetti), occorre accettare i fatti inconfutabili, consolidare le certezze condivise, chiarire i dubbi eliminando gli ostacoli dei se-ma-forse. Del resto, scritti e libri, steli-cippi-lapidi non tutto definiscono, tutt'al più rinfocolano sterili polemiche e vitalizzano una sorta di teatrino della cultura e della storia pro-domo-mea. Latita la coesistenza di una pluralità di voci per aprire un confronto - duro e scomodo se necessario, anche polemico - sfociante in un dialogo utile per approfondire e, senza tesi preconcette, definire la Storia. Correggere e integrare omissioni, esagerazioni e parzialità lasciamolo al libero dibattito culturale che dobbiamo perseguire e che fugherà sicuramente eventuali casi di malafede intellettuale. Facciamo soprattutto partecipi i giovani e le loro famiglie della storia "pulita" della plaga malarica redenta. Soltanto storia. Nient'altro che la Storia. E dal momento che Terralbesi e Marrubiesi, i più vicini e "coinvolti", non possono essere esclusi e, allora, non resta che proporre alle tre Amm/ni Comunali di Arborea, Terralba, Marrubiu, di unirsi nella scelta della Tanca del Marchese come "Cittadella Museale della Bonifica". L'intento è anche quello di recuperare alla memoria storica i dieci anni (1918-19/1928-29), che si tende a rimuovere e che sono stati gli anni cruciali della Bonifica e della "preparazione" al benessere, dove la Tanca del Marchese fu il quartier generale. Equidistante e al centro dei tre Comuni l'ex fucina della plaga bonificanda, oltre agli ampi spiazzi, annovera fra i suoi manufatti da ristrutturare: ex cascina del marchese con cappella, casa del fattore, prima cantina e prima stalla della Bonifica, abitazioni, ricoveri e magazzini, a formare la grande Piazza Sant'Antonio. Va da sè che la Tanca del Marchese diventando una "Cittadella Museale" riuscirebbe certamente a conferire ai tre Comuni un prestigio regionale mai avuto, che permetterebbe di trarre benefici diretti e indiretti con mostre permanenti, posti di lavoro e quant'altro. E se è vero che la cultura popolare può essere la cultura del tutto semplice, la sua efficacia in questo punto d'incontro potrebbe esibire una valenza culturale di tutto rispetto, in cui indirizzare "il giorno della memoria". Pensiamo a quante date si posson trovare esaminando i dieci anni, dal 1918-19 al 1928-29, ricchi di accadimenti memorabili, per trovarne una cui rivolgere lo spirito di una "festa" per tutti. Omaggio indubbio al nobile luogo di storia e di memoria, potenziale fucina anche d'incontri e rappresentazioni tra musica-letteratura-cinema, altra magnifica triade foriera di linguaggi vitali, che rassegne accurate libererebbero dai loro compartimenti stagni. Per fonderli in una feconda convivenza in cui l'amore e l'attaccamento alla terra redenta non potrebbero che essere il primo valore condiviso delle Comunità della Bonifica. Certo, la Tanca del Marchese, fissando naturalmente il luogo dove incontrarsi e salutarsi, non impedirebbe a chiunque di legittimamente distinguersi e far divaricare le proprie culture nel rispetto delle dignità individuale e collettiva, della Storia della Bonifica e sue integrità territoriali sancite dalle leggi, del paesaggio e dell' ambiente. 
Il concetto di identità sembra essere tornato centrale e d'attualità e ben si attaglia al momento particolare della "proposta per il triangolo AR.TE.MA intorno a un luogo della memoria". La prospettiva d'arrivo della ricostruzione storico-museale condotta con criteri scientifici (nulla di omesso, ricordo degli "eroi conosciuti", onestà di scavare nei periodi a volte oscuri, ecc.) dovrebbe essere lo stimolo a imbarcarsi. E se questo è l'approdo si può tentare. La redenzione delle terre va difesa come valore condiviso dell'identità della Bonifica. Anche se il concetto di redenzione non sempre ha coinciso con il concetto di solidarismo ed equità. I Terralbesi han forse pagato più di tutti il prezzo di una profondissima lacerazione della loro identià contadina che ha indugiato nell'individualismo ("scarsa inclinazione ad associarsi" afferna Porcella) e nel rifiuto-della-fissazione-ai-poderi (lontani dal villaggio-paese). I Veneti soprattutto, beneficiandone, si son giovati invece delle loro note tradizioni rurali votate al collettivismo. Che hanno ovviamente puntellato gli architravi della grande iniziativa privata, e non solo. La"redenzione" ha unito le popolazioni intorno alla Bonifica, autentica svolta per la qualità della vita, e intorno al grande orizzonte storico-politico-culturale, contro l'atavica miseria. Nessuno potrà negare qualche disvalore che ci fu certamente, ma ce ne corre dall'affermare che per Terralba non c'è stata redenzione. La lungimiranza del Riformismo di Porcella, facendo riemergere con forza l'ancestrale richiamo del bene comune (utilizzato apicalmente dall'estro di Omodeo, Pierazzuoli e Dolcetta in un contesto di regole antiche e riti immutabili) ha permesso di scrivere pagine memorabili per fissare l'identità che va formandosi nella realtà delle cose fatte e da fare, scaturite nel corso della breve storia e della vita di nuove Comunità. Una consonanza antica-moderna ispirata al comune sentire, civile e religioso, tesa a coltivare l'amore delle radici, legandolo all'appartenenza-per-nascita al "luogo", a partire dal padre e dalla madre - dai fratelli e sorelle e via via tutti gli altri, in un crescendo allargato di solidarietà incisiva, fondamento vitale e concreto su cui basare il legame con il mondo. Festeggiamolo allora un giorno della memoria, per sentirci cittadini di questo mondo uniti nei valori fondamentali, anche senza unanimità impossibili: bonificatori-bonificati uniti, ma nelle diversità, pronti a dividere con gli altri opinioni, propositi, idee, a confrontarsi, nella necessità di salvaguardare e valorizzare un patrimonio comune destinato a durare. E' evidente che, per-far-vivere, la creazione di una "Fondazione culturale della Bonifica" (di "AR.TE.MA., Arborea-Terralba-Marrubiu), doverosamente curata dalle menti più feconde di quei tre Comuni sortirebbe anche l'effetto "solidarietà della ricerca" per la pari dignità della cultura umanistica con la cultura tecnica e scientifica. Far spazio alla intelligente cultura dell'agire quindi e solidali nell'intento di superare antagonismi e disinformazione, quando non intollerabili mistificazioni, in difesa di chi vuol genuinamente sapere e ricordare. Per vivere, nella Libertà. Promuovere convegni non sembra fare cultura (non fa o rifà la Storia). La farebbe forse, oltre che avendo e consultando liberamente gli archivi per vedere se ci sono le capacità per farla vivere e produrre - esistere e manifestarsi, anche con una sapiente azione della realizzata "Fondazione" ARTEMA, destinata a incardinarsi e a essere sostenuta da un'efficiente organizzazione operante nel tempo: con adeguate strutture, iniziative coordinate, distribuzione dei compiti e, perchè no, ultima-ma-non meno-importante, piattaforma ideale "TERRALBA ieri & oggi" (divenuta almeno rivista mensile), con il suo bagaglio di esperienze e la consolidata notorietà culturale. E ancora: poco propensi a dar retta al conformismo e all' egemonismo, dibattiamo sereni e non per fare gli affari propri, di una parte, ma gli interessi di tutti, dei nostri paesi, della nostra Storia e Identità. Grave è la nostra responsabilità verso figli e nipoti: -far scoprire loro i risultati straordinari di un passato recente; -impedire che venga meno la dignità di ogni momento di quel passato; -conservare le memorie storiche per poterle tramandare, senza nulla disperdere; -ostacolare il tentativo di cancellare preziosi ricordi, perchè restino, al contrario degli uomini - che passano!


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