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l'altro libro":
720 pagine
sulla
fenomenologia
della
redenzione della Piana di
ARBOREA
TERRALBA
MARRUBIU
Credits
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LA COLONIZZAZIONE DELLA PIANA DI TERRALBA - (Coloni - Mezzadri)
E, a partire dalla fine del 1927 cominciano ad arrivare i continentali, nella veste di "braccianti in esplorazione", dando inizio al primo-esperimento-di-colonizzazione. - (...) "Il Fascismo così avrà detto la sua parola nuova ed avrà imposto la sua soluzione a due problemi tra i più complessi e vitali della vita moderna della collettività: quello della disoccupazione e quello della creazione di nuovi centri di vita" (Disegno di Legge della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Atti 1930-31 - Norme per la disciplina e lo sviluppo delle migrazioni e della
colonizzazione interna). Per Luigi Razza, Commissario per le Migrazioni, la colonizzazione dovrà favorire l'occupazione e l'incremento demografico trasferendo nuclei forti e prolifici dalle regioni intensamente abitate a quelle spopolate e riconvertendo i braccianti disoccupati in coloni e mezzadri. Trascorso un decennio intenso d'avvenimenti, l'Azienda della S.B.S., superato un periodo di crisi, si era avviata, alla fine del 1939, verso un normale esercizio agrario e, con il passaggio a mezzadria del Centro Agricolo Alabirdis (ultima Agenzia "a conduzione diretta") mediante la divisione della sua zona in sette poderi, era stata posta in essere la raggiunta unità di sistemi di conduzione e di rapporti contrattuali. Per la prima volta, dopo il 1930, il conto profitti e perdite
chiudeva in attivo. La gestione dell'Ing. Piero Casini si era concentrata in una oculata e prudente amministrazione di quanto faticosamente costruito: a valere erano ormai i conti di un'Azienda condotta all'insegna del raggiungimento del profitto, con l'utilizzazione di moderne tecniche agrarie. Fin dal marzo del 1938 era stato posto in primo piano l'esercizio dell'agricoltura al posto della bonifica idraulica e agraria e abbandonato ogni spirito pionieristico.
L'antico disegno di Omodeo, Porcella, Pierazzuoli, Dolcetta, Dionigi Scano...., di trasformare e modificare l'ambiente agrario sardo si era completamente bloccato. L'Ing. Giulio Dolcetta già all'inizio degli anni Trenta, si vide scippato-della-sua-creatura in favore dei nuovi Enti Statali nascenti, IRI e Consorzi e, amaramente, aveva deciso di lasciare, deluso anche dagli uomini delle Istituzioni del Fascismo, Serpieri e Beneduce in particolare. Soprattutto il silenzio e l'ostilità di Beneduce (a giugno 1933 inizierà l'avventura dell'IRI tra lui e Mussolini e ne diverrà Presidente) su qualunque tesi Dolcetta avanzasse per sistemare i rapporti tra la S.B.S. e le altre Imprese del Gruppo l'avevano indotto al passo che significò il suo definitivo allontanamento dalle imprese sarde. Nel luglio del
1933 la lettera di dimissioni venne trasmessa all'Ing. Piero Casini (futuro Presidente SBS) mentre Dolcetta si dimise anche dalle altre Società del Gruppo Sardo <<con amarezza, per l'impossibilità di conciliare le sue vedute con quelle che prevalgono fra i padroni della finanza del Gruppo stesso>>. Beneduce aveva provocato persino l'allontanamento di Pierazzuoli, a Segretario della S.B.S. - sede di Roma. La situazione finanziaria mutò profondamente: ad un periodo di coraggio e di rischio per l'avventura-industriale, sembrò succedere un periodo di stasi che fece arenare il grande progetto ispirato da Porcella, ideato da Pierazzuoli ed in massima parte realizzato da Dolcetta, il quale non raccolse gli applausi, andati all'IRI di Beneduce, in occasione della visita di Mussolini il 9
giugno 1935. Gli eventi avevano stravolto e travolto tutto e tutti.
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